Storia della Poljot: Eccellenza dell’Orologeria Sovietica

soviet watch Sturmanskie Type 2

Il marchio Poljot rappresenta uno dei simboli più significativi dell’industria orologiera russa e sovietica, con una storia ricca di successi tecnici e avventure spaziali. Dalla sua fondazione, Poljot ha incarnato l’ambizione sovietica di raggiungere l’autosufficienza tecnologica e di affermarsi come leader mondiale nella produzione di orologi.

Le Origini: Dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica

Alla fine degli anni ’20, l’Unione Sovietica dipendeva fortemente dalle importazioni di orologi, una necessità che costava oro prezioso al governo. Per porre fine a questa dipendenza, nel 1927 fu deciso di avviare la produzione interna di orologi. Nel 1929, tramite l’agenzia commerciale Amtorg Trading, il governo sovietico acquistò gli stabilimenti di due fabbriche americane in fallimento: la Ansonia Clock Company e la Dueber-Hampden Watch Company. Ventuno ex dipendenti della Dueber-Hampden si trasferirono a Mosca per addestrare i lavoratori locali, segnando l’inizio della Prima Fabbrica Sovietica di Orologi.

La fabbrica produsse inizialmente quattro modelli principali: un orologio da tasca a 15 rubini per il Ministero delle Comunicazioni, un orologio da polso a 7 rubini per l’Armata Rossa, un orologio da tasca civile a 7 rubini, e un orologio da polso civile da donna a 15 rubini. Grazie all’addestramento ricevuto, i lavoratori locali furono presto in grado di gestire la produzione in modo autonomo.

Il Periodo di Guerra e l’Innovazione

Con l’invasione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica fu trasferita a Zlatoust per poi ritornare a Mosca nel 1943. In questo periodo, oltre agli orologi, la fabbrica iniziò a produrre munizioni. Nel 1946, venne lanciato il modello K26 Pobeda, seguito nel 1949 dal modello Sturmanskie, destinato esclusivamente all’aviazione militare. Questo orologio divenne celebre quando Jurij Gagarin lo indossò probabilmente durante il primo volo spaziale umano il 12 aprile 1961.

soviet watch Sturmanskie Type 2
Sturmanskie Type 2

Negli anni ’50, la fabbrica continuò a innovare, introducendo il primo orologio automatico con il marchio Rodina nel 1956 e modelli speciali per missioni uniche come la spedizione sovietica in Antartide nel 1957. Nello stesso anno, per celebrare il successo della missione Sputnik, furono prodotti orologi commemorativi che rimasero in produzione solo per un anno.

soviet watch Sputnik gilded case
Sputnik

La Consacrazione del Marchio Poljot

Nel 1960, vennero lanciati i primi modelli con il marchio Poljot, nome che significa “volo” in russo. Il marchio divenne sinonimo di qualità e precisione, esportando orologi in tutto il mondo. Il cronografo Strela, ispirato allo svizzero Venus 150, fu utilizzato da Aleksej Leonov durante la prima passeggiata spaziale nel 1965.

Con l’introduzione del marchio Poljot nel 1964, la fabbrica consolidò tutti i suoi modelli sotto un’unica etichetta. Gli anni ’70 videro un rinnovamento dei movimenti disponibili e l’acquisizione di linee di produzione dalla svizzera Valjoux, che portarono alla creazione del movimento 3133, un cronografo utilizzato sia per scopi militari che civili.

L’Era Post-Sovietica e il Rilancio

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, nel 1992, Poljot fu nominata fornitrice ufficiale del Presidente della Federazione Russa. La ditta cessò la produzione di orologi al quarzo per concentrarsi su un mercato di nicchia, introducendo nuove linee basate sui movimenti 3133 modificati. Tuttavia, la ditta dovette ridimensionarsi e vendere i macchinari ad altre ditte, portando alla fondazione di Volmax da parte di alcuni dipendenti ex-Poljot.

Nonostante le difficoltà, nel 2003 Poljot assunse il nome di Prima Fabbrica Moscovita di Orologi, continuando la produzione per il mercato internazionale. Oggi, il marchio Poljot è riconosciuto per la sua tradizione di precisione e affidabilità, mantenendo viva una storia che è indissolubilmente legata alle avventure dell’aviazione e dello spazio.

Curiosità e Modelli Iconici

Tra i modelli più famosi del marchio Poljot ci sono lo “Sturmanskie” indossato da Gagarin e il cronografo “Strela”, simbolo dell’esplorazione spaziale russa. Gli orologi Poljot sono realizzati a mano da abili artigiani, conferendo loro un carattere distintivo e unico. Le edizioni limitate e la collezione “Aviatore” sono particolarmente apprezzate dai collezionisti per il loro design audace e la leggibilità nella cabina di pilotaggio.

sovien chronograph watch Sturmanskie Air Force
Sturmanskie Air Force

Approfondimenti sulla Storia di Poljot

Gli Anni ’30: La Nascita dell’Industria Orologiera Sovietica

Nel 1930, con la costruzione della fabbrica a Mosca, la produzione di orologi iniziò a ritmo sostenuto. I primi orologi prodotti portavano ancora il marchio Dueber-Hampden, ma presto i tecnici sovietici riuscirono a sviluppare modelli completamente nuovi. La Prima Fabbrica Sovietica di Orologi, ribattezzata nel 1935 in onore di Sergej Kirov, raggiunse un notevole successo, producendo milioni di orologi da tasca e da polso.

Gli Anni ’40: La Guerra e la Ricostruzione

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica fu evacuata a Zlatoust per evitare la cattura da parte dei tedeschi. Durante questo periodo, oltre alla produzione di orologi, la fabbrica contribuì allo sforzo bellico producendo munizioni e altri materiali militari. Dopo la guerra, nel 1946, la fabbrica lanciò il famoso modello Pobeda, simbolo della vittoria sovietica.

Gli Anni ’50 e ’60: L’Era Spaziale

Negli anni ’50, Poljot iniziò a produrre orologi per l’aviazione militare e per i cosmonauti sovietici. Il modello Sturmanskie, indossato da Gagarin durante il suo storico volo spaziale, divenne un’icona. Con il lancio del primo satellite artificiale Sputnik nel 1957, Poljot celebrò l’evento con un orologio commemorativo. La produzione di orologi automatici e cronografi divenne una priorità, portando alla creazione di modelli come il Rodina e lo Strela.

Gli Anni ’70 e ’80: Innovazione e Espansione

Durante gli anni ’70, Poljot continuò a innovare, introducendo movimenti avanzati come il cronografo 3133. La fabbrica acquisì linee di produzione dalla svizzera Valjoux, consentendo la produzione di orologi di alta qualità sia per il mercato militare che civile. Gli anni ’80 videro un aumento delle esportazioni, con Poljot che divenne un marchio riconosciuto a livello internazionale.

russian watch Poljot chronograph
Poljot chronograph

La Fondazione di Volmax e la Fine della Produzione del 3133

Alla fine degli anni ’90, Poljot cessò la produzione di orologi al quarzo per concentrarsi su movimenti meccanici di alta qualità. Tuttavia, le difficoltà economiche portarono alla vendita di macchinari per la produzione di movimenti ad altre aziende, tra cui Vostok. Nel 2002, alcuni dipendenti scontenti lasciarono Poljot per fondare Volmax, un’azienda che continua a produrre orologi con i marchi Aviator, Buran e Sturmanskie.

Nel 2003, Poljot assunse il nome di Prima Fabbrica Moscovita di Orologi, limitando il marchio Poljot al mercato interno. La produzione del movimento cronografico 3133, una pietra miliare nella storia di Poljot, cessò definitivamente nel 2011, segnando la fine di un’era.

GLI ARTICOLI: Orologi da polso – 1989 anno III n°9 – Il Tempo del Cremlino

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 pagina 1

Ho da poco recuperato una rivista di orologi risalente alla fine degli anni ’80.

Si tratta di “Orologi da Polso” Anno III – N° 9 risalente a Marzo – Aprile del 1989 della Edizioni Studio Zeta di Monza.

In questa uscita è presente un interessante articolo, di seguito trascritto per permetterne la traduzione in diverse lingue, sull’orologeria sovietica e le relazioni con alcuni paesi europei tra cui l’Italia.

La cosa interessante è il punto di vista dell’epoca e alcune informazioni sui grossisti e rivenditori italiani.

Qui di seguito la trascrizione dell’articolo e le scannerizzazioni delle pagine della rivista (tutti i diritti intellettuali appartengono all’autore Arturo Chiti):

Anche se il Congresso sovietico del ’25 proclamava per l’URSS l’obiettivo dell’autosufficienza economica, la trasformazione da paese importatore di macchine e attrezzature a paese che voleva produrre in proprio, sino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile che un orologio sovietico diventasse non solo di moda, ma quasi fenomeno di costume.

Pure la storia dell’orologeria russa ha antenati illustri. Gli orologi da torre del Cremlino furono costruiti agli inizi del Quattrocento da Lazar Serbin, mentre per i carillon della torre del Salvatore, restaurati nel secolo scorso, lo Zar si rivolse a due fratelli russi, gli orologiai Butenop. E ancora sotto uno Zar, Pietro il Grande, che aveva chiamato famosi artigiani francesi, si sviluppò una scuola di orologeria, anche se i francesi sembra avessero maggiori privilegi degli artigiani locali. Preziosi orologi di Ivan Kulihin, che visse nel ‘700, sono all’Hermitage di Leningrado e musei moscoviti e di altre città hanno sezioni dedicate all’orologeria. Nello scorso autunno ci fu un’esposizione a Firenze di alcuni splendidi pezzi delle collezioni dei Romanoff e sfogliando antichi libri si apprende che nella storia dell’orologio russo la famiglia dei Bronnikov era famosa per i suoi orologi in legno (filie molle erano in metallo) e che rivestirono un ruolo importante per i miglioramenti apportati alla meccanica, gli orologiai Tolstoj e Nosov.

Prima della rivoluzione si importavano parti e meccanismi dalla Svizzera provvedendo poi al loro assemblaggio. A cavallo del secolo la Francia fece diversi investimenti nei domini dello Zar e dopo la prima Guerra mondiale, per recuperare parte dei capitali, pretese che l’Italia acquistasse orologi russi da tasca che furono poi dati in dotazione al personale delle Ferrovie. 

«Le prime industrie sovietiche di orologi risalgono solo agli anni Trenta» dice Jacopo Marchi, P.R. dell’Artime, che è andato a Mosca nello scorso dicembre dopo che l’azienda napoletana aveva sottoscritto un accordo di collaborazione con la Boctok (ma si legge Vostok). Dal viaggio in Russia Marchi ha riportato molte notizie, tanto che per il lancio dei «Komandirskie» ha realizzato per Time Trend, distributore del prodotto, un tabloide sulla storia dell’Armata rossa e dei suoi orologi.

Due industrie (una di orologi preziosi e l’altra di orologi con casse di legno) vennero convertite in aziende belliche negli anni ’40, per tornare poi alle funzioni originali. L’industria principale di Mosca diede vita nel ’42 alla Boctok, una delle più importanti e tra le poche di cui per le strade moscovite si possono vedere cartelloni pubblicitari. Dopo la fine della guerra altre industrie furono aperte a Serdobsk, Yerevan, Petrodvoretes e Uglich. Venne creato un istituto per la ricerca e il design nelle lavorazioni meccaniche. Nel 1962 furono anche prodotti i primi orologi a diapason.

Oggi in URSS operano oltre quindici fabbriche di orologi, molte delle quali specializzate in produzioni particolari. Tra le più note ricordiamo Chaika, Poljot, Zaria, Paketa, Slava e Penza, quest’ultima destinata alla produzione di orologi da polso femminili. Il quantitativo di orologi prodotti è imponente. Intorno agli anni Cinquanta iniziò anche l’esportazione destinata per lo più a nazioni aderenti al patto di Varsavia. Erano orologi di buon livello con prezzi politicamente differenziati. È di quegli anni il Mark che pubblichiamo e il cui quadrante è simile a quello del Poljot. È un orologio con una storia romantica. Fu donato a un nostro collega, allora bambino, da una signora italiana che aveva sposato un russo che, per le leggi staliniane, non poteva venire a vivere in Italia e i due erano costretti così a vedersi di tanto in tanto solo come turisti. La prima importazione di orologi russi in Italia è stata fatta da Orazio Occhipinti della Mirabilia di Milano che nella seconda metà del 1988 ha iniziato sul territorio nazionale la distribuzione dei Paketa fabbricati a Pietrogrado. Paketa in russo significa «razzo» e si legge «raketa», La bontà dell’idea, complice anche l’apertura generale verso Gorbaciov, è stata ampiamente confermata dalla vera e propria corsa all’orologio russo che si è scatenata in seguito. Vien da pensare a questo proposito che solo pochi anni or sono un dirigente di una grande azienda europea, dopo un viaggio in Unione Sovietica durante il quale era rimasto colpito dagli orologi, ne propose l’importazione ma si sentì chiedere dai suoi se aveva voglía di scherzare. Dunque i primi russi che hanno rotto il ghiaccio sul nostro mercato sono stati i Paketa. Oggi sono disponibili nove versioni che si differenziano sia per il design del quadrante per le funzioni. Sono meccanici a carica manuale e cassa antishock. Alla fiera di Vicenza Mirabilia ha presentato anche i Poljot prodotti a Leningrado, un cronografo e uno svegliarino, a carica manuale, proposti in quattro versioni. Gli orologi dell’Armata rossa, i Boctok, sono disponibili in cinque modelli con quadranti realizzati per le specializzazioni dell’esercito al quale sono destinati. Sono orologi meccanici a carica manuale, impermeabili a 10 atmosfere, hanno la ghiera girevole con indici e lancette fosforescenti.

Ci sono poi orologi con meccanismo di fabbricazione russa e cassa e quadrante costruiti in Italia per accostare un «cuore» russo al design italiano, come il Soviet, disponibile in vari colori di cassa e quadrante. È un orologio quarzo impermeabile a 3 atm. E ancora i sei modelli della collezione Perestrojka (quattro al quarzo e due cronografi meccanici) che la Elmitex ha presentato sia a Vicenza sia a Mosca come un prodotto «italorusso».

Il sesto orologio con la stella rossa è quello proposto dalla I. Binda S.p.A. Il marchio BREMA, con la A che è una R rovesciata, si legge Vremia e significa Tempo. Sono orologi meccanici disponibili in tre modelli (normale, con suoneria e un cronografo) proposti in 17 versioni. I quadranti sono di ispirazione anni ’30 seguendo la tendenza culturale in voga in Russia e battezzata «strutturalista».

L’articolo è distribuito su 4 pagine in cui spicca il vostok rising sun distribuito dalla time Trend in Italia.

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 copertina
Orologi da polso 1989 Copertina

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 pagina 1
Orologi da polso 1989 pagina 62

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 pagina 2
Orologi da polso 1989 pagina 63

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 pagina 3
Orologi da polso 1989 pagina 64

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 pag 4
Orologi da polso 1989 pagina 65

Rivista orologi da polso marzo aprile 1989 n9 anno 3 indice
Orologi da polso 1989 indice

Orologio russo Poljot Khrunichev Space Center P1656H

Poljot Russian Watch Space Center Khrunichev

L’OROLOGIO

Negli anni ’90 la Poljot, in pieno periodo di transizione dall’Unione Sovietica alla CSI ha prodotto su richiesta una serie di orologi molto semplici con quadrante commemorativo.

A QUESTA PAGINA E’ POSSIBILE TROVARE GLI ALTRI OROLOGI POLJOT DELLA COLLEZIONE

 

Poljot Russian Watch Space Center Khrunichev
Poljot Space Center Khrunichev

 

Si tratta di un orologio russo Poljot dalle dimensioni non eccessive sul cui quadrante è possibile vedere:

  • Una rappresentazione stilizzata dell’emisfero boreale con l’indicazione dei paralleli e dei meridiani.
  • Lo spazio interstellare con una rappresentazione stilizzata delle stelle.
  • La stazione orbitante MIR che all’epoca della produzione dell’orologio era ancora attiva.
  • La scritta in inglese “SPACE CENTER KHRUNISHEV”.
  • Indici metallici a rilievo.

Il tutto proposto in cassa tonda in acciaio con doppia finitura satinata e dorata con quadrante fondamentalmente bicolore: bianco e azzurro. Lancette dorate  con secondi centrali.

Il retro è invece molto semplice e senza particolari se non un semplice seriale:118218.

Sul fondello sono purtroppo presenti evidenti segni di una incauta apertura da parte di una persona poco esperta. Il tutto probabilmente provocato per la sostituzione della batteria.

IL CALIBRO

L’orologio è mosso da un semplice calibro al quarzo Poljot di dimensioni ridotte. Si tratta del P1656H che utilizza una semplice batteria a bottone AG1. Il calibro , come si può vedere facilmente, è fermato all’interno della cassa da un componente in plastica bianco. Non sono presenti rubini del calibro a differenza dei quarzi sovietici.

IL CHRUNICHEV SPACE CENTER

L’orologio russo di oggi commemora una delle società russe più importanti per quanto riguarda l’attività tecnologica spaziale.

Si tratta del Khrunichev Space Center, altrimenti scritto GKNPC Chruničev. Si tratta di una delle più importanti società federali di ricerca e produzione di vettori e moduli delle stazioni spaziali. Ancora oggi è uno dei principali fornitori della Roscosmos, l’agenzia spaziale russa (федеральное космическое агентство).

Per avere maggiori informazioni consiglio la lettura della pagina di wikipedia: GKNPC Chruničev

La vastità delle attività portate avanti dalla società è impressionante e se ne può avere un assaggio curiosando sulla versione inglese del loro sito internet a questo link: Khrunichev.ru

L’avventura di questa unità di produzione nasce nel 1916 fuori Mosca.

Nel tempo dalle automobili a marchio “Russo-Baltique” si passò alla produzione di aeroplani (Ilyushin Il-4 e Tu-2) per passare negli anni ’60 alla produzioni di missili e all’inizio dell’avventura spaziale.

La società ha prodotto nel corso del tempo moduli per la stazione spaziale MIR, SALYUT, e l’attuale ISS. Vettori come il PROTON a tutt’oggi utilizzato.

Qui alcune immagini delle produzioni effettuate dalla società Khrunichev.

E’ possibile cliccare sui nomi delle stazioni per avere maggiori informazioni

 

MIR:

MIR station


ALMAZ:

Almaz station


SALYUT:

Salyut station


ISS:

ISS station


PROTON:

proton launcher

 

LA COLLEZIONE DI OROLOGI RUSSI SOVIETALY(TM)

Questo orologio ben si inserisce all’interno della collezione di orologi a tema spaziale e dona un tocco di modernità essendo la società a tutt’oggi un cardine dell’attività spaziale russa.

L’orologio russo in questione è stato acquistato tramite un intermediario su di un sito di aste per una cifra intorno ai 20€.

Le condizioni dell’orologio come si può vedere sono molto buone nonostante alcuni segni d’uso specialmente sul fondello.

Questa tipologia di modello di orologio russo è stata usata diverse volte per commemorare eventi o società. Probabilmente l’utilizzo di on calibro al quarzo e le dimensioni ridotte dell’orologio hanno permesso di ridurre i costi di realizzazione. Cosa non trascurabile in un periodo difficile per molte società ex sovietiche.

La presenza della stazione russa MIR sul quadrante permette una datazione dell’orologio abbastanza semplice. La stazione è operativa dal febbraio 1986 ma l’utilizzo di un calibro al quarzo e la mancanza di indicazioni relative all’unione sovietica fanno pensare ad una produzione post 1992. La messa in orbita della ISS avvenuta nel 1998 e la distruzione programmata della MIR nel 2001 (VIDEO) fanno pensare ad una produzione quindi che sia tra il 1992 e il 1998.

Lancette Sovietiche

Ritaglio schermata pagina Lancette Sovietiche Collezionare Sovietaly intervista

Strano a dirsi ma ogni tanto anche una collezione di orologi sovietici/russi può essere apprezzata e riconosciuta anche dai non addetti ai lavori.

Un paio di anni fa avevo contattato diverse testate giornalistiche legate al collezionismo per promuovere la collezione di pubblicità Pirelli di mio padre, tra cui la testata “Collezionare” presente sia in forma cartacea che digitale: www.collezionare.com

L’intervista fatta a mio padre è possibile trovarla a questo link:

Visto il contatto già presente in rubrica un paio di mesi fa mi sono permesso di ricontattare la giornalista che ha realizzato l’intervista e le ho chiesto se potesse interessarle anche avere qualche informazione sulla mia collezione di orologi russo/sovietici. Di lì a qualche giorno mi ha ricontattato per fissare una intervista telefonica.

Il 14 aprile 2018 è stata pubblicata la versione online dell’intervista che è possibile leggere a questo link:

Lancette sovietiche – Aprile 2018

Qui sotto è possibile trovare la trascrizione dell’intervista che mi è stata fatta:

Lancette Sovietiche

L’orologeria russa nella collezione di Andrea Manini, quarantaquattrenne milanese che dal 1992 ha raccolto oltre 400 esemplari. “La cosa che mi diverte molto è che, diversamente dagli orologi svizzeri, quelli russi celano sempre una storia da raccontare”

Molte sono le storie che ruotano intorno all’orologeria sovietica. Tra tutte, quelle che riguardano Jurij Gagarin, il primo uomo a conquistare lo spazio, sono le più controverse. Infatti, quale fosse l’orologio indossato dal cosmonauta russo durante quella celebre missione del 1961, nessuno lo può dire con precisione. C’è chi sostiene che indossasse un orologio dalla Poljot – in cirillico Полет – modello Sturmanskie, prodotto dalla Prima fabbrica di orologi di Mosca e passato alla storia come il corrispettivo russo dello Speedmaster portato in missione lunare prima da Armstrong, poi da Buzz Aldrin. Altri invece, sostengono che fosse il Tipe One fabbricato dalla Sturmanskie – Штурманские –, citando come prova schiacciante la fotografia in cui l’astronauta indossa sopra la tuta rossa, proprio questo modello. “Ma chi può dirlo con certezza? magari si tratta di uno scatto rubato durante una semplice esercitazione?”. Con questo interrogativo il collezionista Andrea Manini, quarantaquattrenne milanese, ci sottolinea quanto a volte siano misteriose le storie di questi famosi segnatempo. Conosciuti e apprezzati in diversi Paesi del mondo, in Italia hanno spesso subito il confronto con gli orologi svizzeri e per questo, da molti continuano ad essere considerati erroneamente come scarsi a prescindere. Cerchiamo attraverso la collezione Manini di capire anche i motivi di tanto snobismo.

Andrea, il vero boom dell’orologeria russa nel nostro Paese arriva nei primi anni Novanta, con la fine dell’URSS. Anche lei, come molti, incomincia in quel periodo ad appassionarsi a questi oggetti?
Il 1992 è per me l’anno zero, quello in cui inizio ad avvicinarmi a questi bellissimi orologi. In quell’anno, il primo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, tutte le merci particolari provenienti dall’ex URSS diventano molto ricercate e anche gli orologi russi cominciano ad entrare nelle nostre gioiellerie. Nel corso degli anni ho incrementato la mia raccolta, raggiungendo circa quattrocento esemplari.

Ricorda ancora il suo primo acquisto?
Sono particolarmente affezionato al numero uno della mia collezione, un orologio da polso acquistato per poche lire in uno di quei banchi allestiti dai polacchi che a partire dalla fine del 1991 era consuetudine trovare sulle strade provinciali di tutta Italia. L’aspetto militare e il razzo disegnato sul quadrante mi hanno attratto e solo in un secondo momento ho scoperto che quell’orologio era un modello della Vostok – in cirillico Восток – chiamato Komandirskie e che il razzo vettore disegnato era il celebre Vostok 1 con il quale Gagarin nel 1961 ha orbitato intorno alla terra. La cosa che mi diverte molto è che, diversamente dagli orologi svizzeri, quelli russi celano sempre una storia da raccontare.

Ed è proprio in base a queste storie che i collezionisti degli orologi russi individuano le diverse categorie di raccolta…
Proprio così. Io mi concentro sia sulle avventure spaziali russe sia sugli orologi sovietici creati per il mercato italiano. Esistono però almeno altri due filoni: quello delle esplorazioni polari sovietiche – artiche o antartiche – e quello dedicato alle poche, ma lunghissime ferrovie russe e in particolar modo in riferimento alla linea BAM.

Immagino che gli orologi a tema spaziale siano numerosi, anche perché è stata la Russia a battere tutti i record in questo campo…
…in primis con lo Sputnik, il primo satellite nello spazio, poi con Laika il primo animale a raggiungere l’orbita spaziale, per non parlare di Gagarin e della Tereškova rispettivamente il primo uomo e la prima donna ad andare nello spazio. Il tema è quindi molto avvincente ed esistono modelli commemorativi per ogni evento importante. La curiosità è che non sono mai stati creati, se non di recente, modelli celebrativi di Laika.

L’evoluzione dell’orologeria russa è molto complessa e si interseca con la storia sociale, politica e militare del Paese…
Al tempo degli Zar i principali produttori di orologi erano le botteghe artigianali in grado di fabbricare esemplari molto rifiniti e particolari. Con la caduta dell’Impero e l’avvento dell’Unione Sovietica iniziarono il vero cambiamento stimolato dalla necessità di fornire orologi ai civili e ai militari senza doverli importare e pagarli in oro, data la debolezza della moneta di allora. Per rendersi autonomi e produrre gli orologi direttamente sul proprio territorio, i russi trovarono più conveniente acquistare dei macchinari provenienti da ditte americane in fallimento. I primi esemplari realizzati erano da tasca, ma gradualmente passarono alla fabbricazione di orologi da polso, massificandone la produzione. Le numerose aziende sorte, tutte statali, avevano nomi che prendevano spunto o dalla Guerra o dalle avventure nello Spazio.

Ci può fare qualche esempio?
La Prima fabbrica moscovita di orologi, diventata in un secondo momento la Poljot – Полет – che tra le tante cose vuol dire volo, la Raketa – Pакета – significa razzo, la Pobeda – Победа – vuol dire vittoria, dedicata alla Seconda Guerra Mondiale. Poi vi è la Chaika – Чайка – che vuol dire Gabbiano, ma in realtà Chaika era il nome in codice di Valentina Tereškova durante il suo volo nello spazio, e potremmo continuare.

Abbiamo parlato di produzione di massa e i russi in questo sono stati degli antesignani, anche se la fabbricazione di migliaia di pezzi a volte ha tralasciato l’aspetto qualitativo. Gli orologi prodotti, però, tra gli anni Sessanta e Settanta, nonostante tutto, sono superiori poiché si riusciva ancora a prestare attenzione ai dettagli. In quegli anni venivano già esportati?
Sì. Tra l’altro con prezzi decisamente bassi rispetto al valore reale del prodotto. Questa era una precisa strategia imposta dallo Stato, allora l’unico proprietario delle aziende, per favorire l’esportazione. Quindi soprattutto per gli esemplari prodotti in quegli anni, il prezzo calmierato non indica una scarsa qualità. In Italia però, è ancora molto diffusa l’idea che questi orologi siano modesti e questo falso mito è dovuto in parte, alla vicinanza del nostro Paese con la Svizzera, patria indiscussa dell’orologeria mondiale e in parte, all’importazione di massa fatta principalmente da due società come la Time Trend e la Mirabilia. Un monopolio che ha fornito una visione ristretta del mondo dell’orologeria russa, che al contrario è vastissimo e articolato.

I Russi avevano capito l’importanza dell’esportazione e del marketing, tanto da creare orologi con loghi adatti all’export o modelli ad hoc per determinati mercati…
Per favorire l’esportazione con l’Inghilterra, per esempio, i marchi Raketa, Slava e Poljot venivano sostituiti con il brand SeKonda e la scritta made in URSS in caratteri latini.
Quindi logo diverso, ma orologi identici.

Invece per il mercato italiano?
L’Italia è diventato uno dei mercati principali per gli orologi russi ed esistono molti modelli creati ad hoc e come le dicevo, una parte della mia collezione si concentra proprio su questo. Tra i  tanti esemplari realizzati per il mercato italiano possiamo citare il Fri Fri prodotto dalla Slava – Cлава – con il quadrante completamente rosa e il modello California, con quadrante nero ed indici rosa. Una particolarità: per il nostro mercato sono stati creati anche due cronografi unici nel loro genere perché utilizzano la cassa dei Komandirskie della Vostok e il calibro della Poljot. Venivano poi impacchettati con una bellissima confezione di legno e venduti in gioielleria ad un prezzo importante.

La Vostok è famosa per essere l’azienda che ha prodotto gli orologi utilizzati dai militari e  forse anche quelli per l’armata russa…
In realtà la Vostok era un’azienda che ha prodotto orologi dall’aspetto militare. Forse il fraintendimento deriva dal fatto che in alcuni Komandirskie compare la scritta ЗAKA3 MO CCCP e per questo vengono erroneamente scambiati per orologi militari, ma in realtà significa solo che erano stati commissionati dallo Stato e dal Ministero della difesa dell’URSS. L’orologio dell’armata russa, invece è una splendida operazione di marketing della Time Trend per il nostro mercato.

E il modello Amphibia?
Prende il nome dalla particolare vite del fondello creata dalla Vostok, su richiesta della marina di progettare un orologio che potesse essere utilizzato dai sub. Questi modelli inoltre, utilizzano una calotta in vetro plastica e cassa in acciaio così da essere ancora più resistenti.

Tra i modelli più rari della sua collezione?
Sicuramente un Raketa, Big Zero con il quadrante in Nefrite, una pietra dura di color verde simile alla Giada.

Trovare i modelli più rari non è certo facile visto che il mercato, soprattutto online, spesso offre pezzi banali e spesso falsi…
Gli esemplari migliori della mia collezione sono stati recuperati solamente offline. Su internet si trova di tutto e per questo bisogna prestare attenzione ai falsi e soprattutto agli assemblati. Questi ultimi sono frequenti, poiché le aziende russe hanno sempre prodotto le varie componenti dell’orologio compatibili e questo facilita il fatto di poter assemblare pezzi di diverse aziende e creare orologi che non sono mai usciti da nessuna fabbrica, ma che funzionano perfettamente. Inoltre arrivano dall’Ucraina quadranti riprodotti che spesso sono acquistati da collezionisti non esperti e montati su orologi con meccanismi originali. Per questo consiglio di consultare collezionisti più preparati ed affidabili prima di avventurarsi nell’acquisto. Oggi esistono numerosi forum e gruppi in cui è possibile scambiare pareri e consigli.

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