Shanghai Watch Factory (上海手表厂) è una storica manifattura di orologi fondata a Shanghai nel 1955. Fu una delle “otto grandi fabbriche statali” create per sviluppare l’industria orologiera nazionale cinese. Dalla sua produzione uscì il celebre orologio “Shanghai” (上海牌), divenuto in pochi anni un simbolo di qualità e uno status symbol nella Cina socialista. Negli anni ’60-’80 possedere un “Shanghai” equivaleva a possedere un segnatempo di prestigio – tanto che fu definito il “国表” (orologio nazionale) in quanto indossato perfino dal Premier Zhou Enlai, guadagnandosi l’epiteto di “Prima Ora della Cina”. Oggi lo storico marchio Shanghai sopravvive attraverso la Shanghai Watch Industry Co., Ltd. (上海表业有限公司), che dal 2019 fa parte del gruppo cinese Hanchen (汉辰表业集团). Lo stabilimento originario di Shanghai – situato nel distretto di Yangpu (Via Yulin 榆林路, coord. ~31°16′N, 121°30′E) – è riconosciuto come uno dei siti d’archeologia industriale più importanti della città, avendo raggiunto al suo apice oltre 16.000 lavoratori (compreso l’indotto) e una produzione cumulativa di oltre 120 milioni di orologi entro il 1995. A differenza di altre fabbriche coeve, Shanghai Watch Factory è riuscita a resistere alle crisi degli anni ’80, riconvertendosi gradualmente: da colosso di produzione di massa è oggi un’azienda di dimensioni ridotte ma focalizzata su movimenti meccanici e segnatempo di qualità (inclusi orologi di lusso con tourbillon), che esporta circa il 70% della propria produzione verso i mercati esteri. [zh.wikipedia.org] [zh.wikipedia.org], [m.thepaper.cn] [shwatch.cn] [m.thepaper.cn]
Fondazione
Shanghai (杨浦区), Cina – 9 luglio 1955*
Localizzazione
Distretto di Shanghai (c.a. 31°16′N, 121°30′E)
Stato Attuale
Riorganizzata nel 2000 (Shanghai Watch Co.); nel 2019 integrata in Hanchen Group
Produzione Totale
Orologi prodotti (1958–1995). Record: 100 milionesimo orologio nel 1990
* Il 9 luglio 1955 fu istituito il gruppo di progetto; lo stabilimento completo fu inaugurato il 23 aprile 1958.[m.thepaper.cn]
Dati anagrafici e contesto generale
- Nome cinese: 上海手表厂 (Shànghǎi Shǒubiǎo Chǎng)
- Nome ufficiale attuale: 上海表业有限公司 (Shanghai Watch Industry Co., Ltd.) [zh.wikipedia.org]
- Marchio di prodotto principale: 上海牌 (orologio “Shanghai”)
- Sede storica: Distretto di Yangpu, Shanghai – indirizzo: 201 Yulin Road (榆林路201号) [zh.wikipedia.org]
- Fondazione: de facto 1955 (primi orologi di prova nel settembre 1955); de iure 1958 (fabbrica inaugurata come entità statale il 23/04/1958). [shwatch.cn] [m.thepaper.cn]
- Fondatori: Un gruppo di 58 tecnici e orologiai (ingegneri e maestri riparatori) selezionati dalle officine di Shanghai, guidati da Jin Zuanbo (金钻伯) e Zhou Huamin (周华民) sotto la supervisione del Secondo Ufficio di Industria Leggera di Shanghai. [m.thepaper.cn], [m.thepaper.cn]
- Importanza storica: Prima fabbrica di orologi della Cina continentale (nonché la più grande per capacità produttiva). Il marchio “Shanghai” fu il primo marchio di orologi di lusso domestico in Cina: negli anni ’60–’70 era sinonimo di status sociale e qualità eccellente, al punto che divenne uno dei “tre oggetti da matrimonio” assieme alla bicicletta e alla macchina da cucire. Una popolare massima del tempo recitava: «Se non hai un orologio Shanghai, nessuna ragazza vorrà sposarti». [m.thepaper.cn] [zh.wikipedia.org]
Shanghai, metropoli già avanzata nell’industria leggera, era da tempo il centro delle riparazioni orologiaie in Cina, ma fino agli anni ’50 nessun orologio da polso era mai stato interamente prodotto in città. Prima del 1949, a Shanghai si producevano solo meccanismi grezzi e grossolani (i cosiddetti “movimenti grossi”, 粗马) adatti a sveglie e cronometri di bassa precisione, mentre si importavano dall’estero gli orologi completi. Nel 1954 il vicepresidente del Consiglio di Stato Li Fuchun visitò Shanghai e lanciò l’idea che «con un mercato di 600 milioni di persone, l’industria degli orologi ha un futuro promettente; ci auguriamo che Shanghai produca orologi fabbricati in Cina». Questo appello innescò l’azione: all’inizio del 1955, decine di artigiani e meccanici del settore orologiero firmarono una lettera collettiva al Comitato di Partito di Shanghai proponendo di realizzare un orologio nazionale. Le autorità approvarono e incaricarono il Secondo Ufficio dell’Industria Leggera di organizzare il progetto. Così, nel luglio 1955, fu formato un gruppo di 58 persone (provenienti da 13 fabbriche di orologi e strumentazione e da alcune botteghe private) con il compito di costruire il primo orologio da polso made in China. Le condizioni di partenza erano proibitive: “nessun disegno, nessun materiale, nessun macchinario”, come recitano i resoconti dell’epoca. Eppure, con metodi artigianali e ingegno, quella piccola squadra riuscì nell’impresa: il 26 settembre 1955 assemblò i primi 18 orologi meccanici a “movimento fine” (细马手表) di manifattura interamente locale. Questi prototipi a 17 rubini, con secondi centrali e scappamento ad ancora, furono realizzati impiegando materiali di fortuna – lamelle di ottone da carillon, molle d’acciaio ricavate da stecche di ombrello, persino aghi da cucito adattati come perni – ma funzionarono perfettamente. Erano incisi con la scritta “第一批试制 / 中国上海” (“Prima serie sperimentale / Cina Shanghai”) e rappresentarono una svolta storica: per la prima volta la Cina produceva orologi da polso autonomamente, rompendo la dipendenza totale dall’estero. [zh.wikipedia.org][m.thepaper.cn][zh.wikipedia.org], [m.thepaper.cn][shwatch.cn][shwatch.cn], [m.thepaper.cn]
Origini e fondazione (1940–1958)
Sin dagli anni ’30 Shanghai era sede di rinomate officine di orologeria e importatrici di segnatempo, ma nessuna vera fabbrica di orologi da polso esisteva prima della rivoluzione comunista. La svolta arrivò a metà anni ’50, in pieno fervore di pianificazione economica del Primo Piano Quinquennale. Seguendo l’iniziativa del 1955 descritta sopra, in circa due anni il progetto pilota di Shanghai passò dalla fase artigianale alla produzione industriale: [zh.wikipedia.org]
- 1955 – Il successo dei primi 18 orologi di prova (settembre) diede fiducia alle autorità nazionali. Il Ministero dell’Industria Leggera e il Comune di Shanghai decisero di investire nella creazione di un vero stabilimento. Già nel tardo 1955 il gruppo di tecnici ampliò la produzione sperimentale: entro il 1957 riuscì a produrre qualche migliaio di orologi in lotti successivi, affinando i processi. Fondamentale fu l’apporto di due ingegneri aggiuntivi, Xi Guozhen (esperto in locomotive) e Tong Qinfen (ingegnere di siringhe mediche), che nel 1957 guidarono la standardizzazione del progetto. In soli 4 mesi, disegnarono oltre 150 tavole tecniche dei componenti e definirono ben 1070 fasi di lavorazione, creando la prima documentazione completa per la produzione di orologi in Cina. È significativo che le fonti cinesi sottolineino come furono consultati testi sovietici di tecnologia orologiera e si combinarono conoscenze estere con l’esperienza empirica locale. Grazie a questi sforzi, all’inizio del 1958 tutto era pronto per lanciare la produzione in serie. [m.thepaper.cn]
- 1956–1958 – A metà 1956 fu istituito il Comitato preparatorio della Fabbrica di Orologi di Shanghai, primo passo burocratico verso la fondazione dell’azienda. Nel 1957 furono completati ulteriori prototipi migliorati: ad esempio, una seconda serie di 18 orologi fu prodotta e presentata con i marchi celebrativi “Dongfanghong” (东方红, “Oriente Rosso”) e “Heping” (和平, “Pace”). Il 1958 fu l’anno cruciale: in marzo 1958 venne registrato il marchio “Shanghai” (上海牌) per contrassegnare i nuovi orologi prodotti. Il marchio fu ideato dal designer Chen Jiacheng ispirandosi alla silhouette di un grattacielo art déco (lo Shanghai Mansion sul Bund): la scritta “上海” venne stilizzata a forma di torre con base larga e cima stretta, simboleggiando la volontà di riscatto e l’ascesa dell’industria nazionale. Il 23 aprile 1958 lo stabilimento fu ufficialmente inaugurato come “Shanghai Watch Factory” (denominazione completa: “Fabbrica di orologi di Shanghai, gestione statale locale”). Si trattò formalmente della prima fabbrica di orologi della Repubblica Popolare Cinese, subito seguita nello stesso anno dalle altre sette fabbriche gemelle in diverse città (le famose “otto grandi”) volute dal governo centrale. [shwatch.cn][zh.wikipedia.org][zh.wikipedia.org], [dongchedi.com][m.thepaper.cn]
- Lancio sul mercato (luglio 1958) – Appena tre mesi dopo l’inaugurazione, il prodotto di punta era pronto per il pubblico: il 1º luglio 1958 furono messi in vendita presso il grande magazzino Shanghai N.3 i primi 100 orologi “Shanghai” modello A581. Il modello A581, dove “58” sta per l’anno di progettazione, era un orologio meccanico a carica manuale con 17 rubini, cassa impermeabile in acciaio, con indicazione di ore, minuti e secondi centrali. Ogni orologio costava 60 yuan, una somma elevata ma accessibile per i ceti medi dell’epoca, ed era garantito per 2 anni. L’evento del lancio suscitò enorme entusiasmo: già prima dell’apertura, oltre 1000 persone si erano registrate in lista d’attesa per acquistare un “Shanghai”. Quando il negozio aprì, i 100 orologi furono venduti in pochi minuti a una folla accalcata. Il quotidiano Xinmin Wanbao diede risalto alla notizia con il titolo “Stamane file di clienti al Terzo Negozio: accaparrati i primi orologi Shanghai”. Questo clamoroso successo segnò l’immaginario collettivo: nei mesi seguenti giunsero a Shanghai richieste da tutto il paese, e la fabbrica – sebbene ancora in rodaggio – divenne oggetto di orgoglio nazionale per aver “portato l’orologeria di precisione al popolo cinese”. Entro la fine del 1958, la Shanghai Watch Factory produsse 13.600 orologi A581, soddisfacendo in minima parte la domanda ma dimostrando il potenziale su larga scala. [zh.wikipedia.org][dongchedi.com][m.thepaper.cn]
Con il 1958 si chiude dunque la fase di avvio: la Shanghai Watch Factory entra a regime e viene riconosciuta a livello statale come pilastro dell’industria nascente. Dagli anni ’60 in poi, guiderà sia dal punto di vista tecnico sia produttivo l’intero settore orologiero nazionale.
Produzione, movimenti e marchi sviluppati
Nei decenni successivi alla fondazione, la Shanghai Watch Factory ha introdotto numerosi modelli di orologi e calibri, spesso fungendo da pioniere per tutta l’orologeria cinese. Di seguito esaminiamo l’evoluzione dei prodotti e delle tecnologie chiave:
- Il primo orologio di serie – “Shanghai” A581 (1958): Come descritto, l’A581 fu il primo orologio da polso prodotto in massa in Cina. Il calibro dell’A581 (noto anche come Calibro 581) era un movimento meccanico a 17 rubini derivato in parte da modelli svizzeri (fonti cinesi indicano che inizialmente si ispirarono a un orologio svizzero Cyma per il design), ma con molti adattamenti locali. Aveva scappamento ad ancora con bilanciere a vite, frequenza ~18.000 alternanze/ora e riserva di carica di ~36 ore. Nonostante l’impiego di macchinari ancora rudimentali, la qualità raggiunta era sorprendente: la precisione era entro ±60 secondi al giorno e l’orologio era garantito per due anni – a testimonianza dell’accuratezza costruttiva. Il quadrante recava il logo originale “a edificio” di Shanghai in caratteri cinesi, destinato a divenire familiare a milioni di consumatori cinesi. L’A581 divenne immediatamente popolare; tra il 1958 e il 1960 fu prodotto in decine di migliaia di esemplari. Tuttavia, la richiesta restava altissima e la vendita era contingentata: fino al 1980 gli orologi in Cina si potevano acquistare solo con speciali coupon statali (simili alle tessere di razionamento). Avere i “punti orologio” sulla propria libretta era un privilegio riservato a lavoratori modello o quadri – segno della preziosità attribuita al bene. Un commentatore ricorda: “all’epoca per comprare un Shanghai non bastavano i soldi, serviva anche la cedola; e questa la ricevevano solo gli operai modello, il che la dice lunga su quanto fosse raro e ambito”. [shwatch.cn][zh.wikipedia.org][dongchedi.com][m.thepaper.cn]
- Nuovi modelli negli anni ’60: Forte del successo iniziale, lo stabilimento introdusse progressivamente miglioramenti tecnici. Nel 1961 fu sviluppato il calibro 611, il primo orologio cinese con dispositivo antiurto (parashock) integrato. Subito dopo si passò a funzioni più complesse: nel 1962 Shanghai lanciò il suo primo orologio con datario, modello A623 (calibro a 17 rubini con calendario). Uno degli esemplari originali di A623 fu successivamente donato al Museo Nazionale Cinese come pietra miliare tecnologica. La presentazione dell’A623 ebbe un “testimonial” d’eccezione: durante una visita a Shanghai nel 1962, il Primo Ministro Zhou Enlai si informò sui nuovi modelli e, entusiasta dei progressi, chiese di acquistarne uno per sé. La direzione della fabbrica ne inviò diversi in visione; Zhou scelse e pagò di tasca propria un A623a (variante con calendario migliorato). Da quel giorno, indossò quotidianamente il suo orologio Shanghai, portandolo in viaggio in tutta la Cina e all’estero (lo aveva al polso durante una conferenza a Mosca nel 1964). Lo conservò fino alla morte nel 1976, quando fu acquisito dal Museo Militare di Pechino. Questo episodio cementò la reputazione del marchio: la stampa ribattezzò Shanghai come il “Guobiao” (Orologio Nazionale), sottolineando come un prodotto cinese avesse meritato la fiducia del Premier. In quegli stessi anni, la fabbrica diversificò anche i marchi utilizzati: se “Shanghai” rimase il brand principale per il mercato interno, comparvero altri nomi per specifiche linee. Ad esempio, fu usato il marchio “Peace” (和平) per alcune serie commemorative e il marchio “Spring Bud” (春蕾) per gli orologi destinati all’esportazione. Il marchio Chunlei (Spring Bud) fu adottato soprattutto dagli anni ’70 in poi e identificava i modelli venduti nei paesi asiatici e africani, spesso come parte di scambi commerciali del governo cinese. Parallelamente, un’altra fabbrica cittadina – la Seconda Fabbrica di Orologi di Shanghai, fondata nel 1972 – iniziò a produrre orologi con marchio “宝石花” (Baoshihua, “Fiore di Giada”), che ebbero successo negli anni ’70-’80 grazie alla qualità e furono gestiti in coordinamento con la Shanghai Watch Factory. Questo perché la Shanghai Watch Factory divenne il fulcro di un distretto industriale orologiero completo: nei ’60-’70 creò consociate e subappaltatori per casse, quadranti e componenti, costituendo un vero ecosistema produttivo a Shanghai (con stabilimenti aggiuntivi in varie zone: Gao’an Road, Huoshan Road, e persino fabbriche nei sobborghi di Nanhui e Qingpu). [m.thepaper.cn][zh.wikipedia.org], [m.thepaper.cn][shwatch.cn][zh.wikipedia.org], [zh.wikipedia.org][zh.wikipedia.org][wxredian.com], [wxredian.com]
- Standardizzazione e produzione di massa negli anni ’70: All’inizio degli anni ’70, l’industria cinese degli orologi decise di unificare i meccanismi per aumentare la scala produttiva. Nel 1970, sotto la guida del Ministero dell’Industria Leggera, fu concepito il “movimento standard unificato” per orologi meccanici, da produrre in tutte le fabbriche statali. Questo progetto – noto poi come calibro Tongji (统机) – fu condiviso anche dalla fabbrica di Shanghai. Già nel 1971-72 la Shanghai Watch Factory riconvertì parte delle sue linee per fabbricare movimenti standardizzati da 17 rubini, identici a quelli prodotti a Tianjin, Pechino e nelle altre sedi. Ciò permise un enorme balzo nella produzione: nel solo 1970 Shanghai produsse 2,28 milioni di orologi “Shanghai”, contribuendo a portare la Cina verso l’autosufficienza (in quell’anno, per la prima volta, la produzione cinese complessiva superò la domanda interna riducendo le importazioni). Nonostante l’adozione del Tongji (che sui quadranti Shanghai era spesso indicato con la sigla ZSH, da “Zhongguo Shanghai”), la fabbrica continuò anche a sviluppare movimenti proprietari. In effetti, Shanghai coniugò due strategie: da un lato, produceva milioni di orologi popolari a basso costo con movimenti standard; dall’altro sperimentava modelli avanzati per mantenere la leadership tecnica. Un esempio di quest’ultima linea fu l’orologio Shanghai 7120 introdotto nel 1973 con un nuovo calibro automatico a 21 rubini chiamato SS7. Il modello 7120 (con data al 3) divenne uno dei prodotti più iconici del marchio: combinava un movimento di progettazione interna con la robustezza richiesta dal mercato di massa. Molti cinesi di quella generazione ricordano il 7120 come “l’orologio di papà” – un bene di lunga durata presente in tante famiglie urbane. Altri successi degli anni ’70 includono il calibro SS4 (un movimento specifico per orologi militari subacquei, sviluppato nel 1967 e fornito all’Esercito Popolare di Liberazione), e vari modelli con complicazioni semplici come il calendario giornaliero e l’indicazione giorno/notte. Entro la fine degli anni ’70, la Shanghai Watch Factory era il più grande produttore nazionale di orologi: la sua produzione cumulativa dall’inizio superava già i 50 milioni di pezzi, e il marchio Shanghai rappresentava – secondo stime – circa un terzo di tutti gli orologi in circolazione in Cina. [zh.wikipedia.org][shwatch.cn]
- L’era del quarzo e gli anni ’80: La fine degli anni ’70 segnò l’arrivo della tecnologia digitale e al quarzo, che sconvolse il settore. La Shanghai Watch Factory si attrezzò gradualmente: creò un reparto dedicato all’orologeria elettronica, iniziando a produrre i primi orologi al quarzo intorno al 1980. Inizialmente si trattò per lo più di modelli digitali a LED o LCD venduti con marchio secondario (alcuni report citano un modello Shanghai D/A digitale presentato in fiera nel 1980), ma presto arrivarono i quartz analogici. Già nel 1982 Shanghai presentò un proprio movimento al quarzo analogico (calibro SS8), e a metà anni ’80 aveva in catalogo diversi orologi al quarzo sia a marchio Shanghai sia Chunlei (per export). Ciononostante, i movimenti meccanici restavano il fulcro dell’azienda: nel 1986 la fabbrica lanciò un orologio meccanico extrapiatto, denominato SB1H, che vinse la Medaglia d’Argento alla Competizione Nazionale di Qualità di Pechino – riconoscimento prestigioso che certificava il Shanghai SB1H come il miglior orologio ultrasottile prodotto in Cina in quell’anno. In parallelo, Shanghai continuava a produrre grandi quantità di orologi standard: le statistiche indicano che nel 1990 la fabbrica raggiunse la quota di 100 milioni di orologi Shanghai prodotti dalla fondazione (prima in Cina a toccare tale traguardo). A fine 1995 la cifra cumulativa arrivò a 120 milioni. Questi numeri danno l’idea dell’impatto: per quasi tre decenni, uno ogni quattro orologi posseduti da cittadini cinesi era di marca Shanghai. Lo ricordava con orgoglio un dirigente: “Dalla nascita del primo Shanghai fino alla metà degli anni ’90, di ogni 4 cinesi che portavano un orologio, uno ne indossava uno Shanghai”. [m.thepaper.cn][shwatch.cn][zh.wikipedia.org]
La tabella seguente riepiloga i principali prodotti e innovazioni introdotti dalla Shanghai Watch Factory nel periodo considerato, con anno di esordio e caratteristiche salienti:
| Anno | Prodotto / Calibro | Caratteristiche | Note storiche |
|---|---|---|---|
| 1955 | Prototipi “fine” (细马表) | Movimento meccanico 17 rubini (senza data) | 18 pezzi di prova assemblati artigianalmente; primi orologi da polso interamente cinesi [shwatch.cn]. |
| 1958 | Shanghai A581 | Calibro meccanico 17 rubini, 3 sfere, impermeabile | Primo orologio prodotto in serie (13.600 esemplari nel 1958 [m.thepaper.cn]); venduto a 60¥, logo “Shanghai” a forma di edificio [dongchedi.com]. |
| 1962 | Shanghai A623 (calendario) | Calibro meccanico con datario (derivato 17 rubini) | Primo orologio cinese con data; uno conservato nel Museo Nazionale [shwatch.cn]. Zhou Enlai ne acquistò un esemplare e lo indossò fino alla morte [m.thepaper.cn]. |
| 1967 | Orologio subacqueo “SS4” | Movimento meccanico antiurto, impermeabile >30 m | Primo orologio subacqueo cinese, realizzato per uso militare (EPL) [shwatch.cn]. Raro sul mercato civile; alto valore collezionistico. |
| 1970 | Movimento “Tongji” | Calibro meccanico standard unificato (17 rubini) | Shanghai produce orologi standardizzati come da direttive nazionali; oltre 2,28 milioni di pezzi nel 1970 [zh.wikipedia.org]. |
| 1973 | Shanghai 7120 (cal. SS7) | Movimento meccanico con carica automatica (21 rubini) | Modello iconico anni ’70; il calibro SS7 progettato in casa definisce un nuovo standard di qualità e diventa un best-seller [shwatch.cn]. |
| 1980 | Primi orologi al quarzo | Moduli LED e calibri al quarzo analogici (es. SS8) | Shanghai introduce orologi elettronici (anche a marchio Chunlei per export). La produzione meccanica rimane predominante. |
| 1986 | Shanghai SB1H | Movimento meccanico extra-sottile (spessore ridotto) | Vince la Medaglia d’Argento alla gara nazionale di qualità [shwatch.cn]; tra i più sottili orologi cinesi degli anni ’80. |
| 1990 | 100.000.000º orologio | — | La fabbrica celebra il centomilionesimo orologio prodotto (cumulato) [zh.wikipedia.org], confermandosi la più prolifica del paese. |
| 2005 | Calibro Tourbillon | Movimento meccanico con tourbillon bi-dimensionale (2D) | Primo tourbillon progettato in Cina continentale [m.thepaper.cn]; orologio Shanghai Tourbillon presentato a Baselworld 2006, apprezzato globalmente. |
Note: Oltre ai modelli sopra elencati, la Shanghai Watch Factory ha prodotto innumerevoli varianti e modelli (es. serie Seagull e Diamond negli anni ’70, marchi creati in fabbriche sussidiarie orientate all’export). Negli anni ’80, con l’apertura al mercato, Shanghai fabbricò movimenti meccanici anche per conto terzi (OEM) e continuò a sfornare movimenti standard Tongji per le fabbriche minori. Dalla fine degli anni ’90, l’orientamento è passato a produzioni di nicchia e piccole serie: ad esempio, dal 2000 in poi Shanghai ha lanciato circa 500 nuovi modelli di orologi prevalentemente meccanici, tra cui cronografi, orologi scheletrati (“nudo bilanciere”) e tourbillon di varie fogge. [m.thepaper.cn]
Eventi chiave e tappe cronologiche
1954 – Visione strategica
Il dirigente statale Li Fuchun visita Shanghai e dichiara che la Cina deve produrre orologi per il suo vasto mercato. Si gettano le basi politiche per avviare un’industria orologiera nazionale.
Set 1955 – Primo orologio cinese
Il gruppo di 58 tecnici di Shanghai assembla 18 orologi meccanici prototipali, i primi “Shanghai”. Li Fuchun li presenta come dono per il 6º anniversario della RPC (1º ottobre 1955).
Apr 1958 – Nascita della fabbrica
Inaugurata la Shanghai Watch Factory (23 aprile 1958), la prima in assoluto in Cina. Registrato il marchio “Shanghai” (上海牌) e avviata la produzione del modello A581.
Lug 1958 – Debutto pubblico
Venduti in poche ore i primi 100 orologi Shanghai nel centro di Shanghai. L’evento segna l’immaginario popolare; la notizia fa il giro del paese tramite i media .
1962 – Endorsement di Zhou Enlai
Il Primo Ministro Zhou Enlai acquista e inizia a indossare quotidianamente un orologio Shanghai con datario (A623). Da allora Shanghai sarà noto come “l’orologio dei leader”.
1965 – Espansione dello stabilimento
La fabbrica completa il trasferimento nella sede attuale di Yangpu (Yulin Rd.), ampliando spazi e linee. Nel frattempo sorgono filiali e fornitori in città per supportare la crescente produzione.
1970 – Movimento unificato
Shanghai implementa il calibro meccanico standard nazionale (Tongji) e produce 2,28 milioni di orologi nell’anno. Inizia l’era della produzione di massa coordinata.
1973 – Modello 7120, un’icona
Il nuovo orologio automatico mod.7120 con calibro SS7 diventa un best-seller. Rappresenta il top della manifattura Shanghai anni ’70, e rimarrà in produzione per oltre un decennio.
1980 – Fine del razionamento
La vendita di orologi esce dal regime a coupon: chiunque può acquistarli liberamente. Contestualmente arrivano in Cina orologi esteri a basso costo; il mercato inizia a saturarsi.
1986 – Riconoscimento tecnico
L’orologio ultrasottile Shanghai SB1H riceve la Medaglia d’Argento ai premi qualità nazionali. È l’ultimo grande premio nell’era socialista, prima delle riforme integrali del mercato.
Ott 1990 – Traguardo produttivo
Esce dalla linea di montaggio il 100.000.000° orologio Shanghai. Nessun’altra fabbrica cinese ha prodotto così tanto. Tuttavia, dietro l’apice quantitativo si nascondono problemi di sovrapproduzione.
Apr 2000 – Ristrutturazione aziendale
La Shanghai Watch Factory viene trasformata in società per azioni (Shanghai Watch Co.). Si privatizza in parte il capitale mantenendo il marchio e lo staff tecnico storico.
2005 – Verso l’alta orologeria
La nuova società lancia il primo movimento tourbillon di propria progettazione. Il marchio Shanghai rientra così nell’orologeria di alta gamma e viene presentato alle fiere internazionali.
Nov 2018 – Vetrina globale
Un orologio tourbillon Shanghai appare in un’imponente pubblicità a Times Square, New York. Il messaggio “It’s Shanghai Time” segna l’ambizione di misurarsi coi brand svizzeri sul piano mondiale.
Evoluzione e sfide (anni ’80–’90)
Con l’avvento delle riforme economiche di Deng Xiaoping (inizi anni ’80) e l’apertura del mercato interno, la Shanghai Watch Factory – come l’intera industria orologiera cinese – affrontò cambiamenti drammatici. Se fino al 1980 la domanda superava sempre l’offerta (gli orologi si vendevano su prenotazione e razionamento), nei primi anni ’80 la situazione si invertì: la fine del razionamento combinata all’arrivo di prodotti stranieri generò un eccesso di offerta di orologi cinesi. Inoltre, l’arrivo massiccio di orologi al quarzo giapponesi e di segnatempo digitali di Hong Kong a basso costo travolse l’industria meccanica nazionale. La Shanghai Watch Factory, che impiegava ancora migliaia di operai e produceva milioni di pezzi all’anno, in pochi anni si trovò con magazzini pieni di invenduto. Un calo simbolico: un orologio meccanico tutto acciaio che a metà degli anni ’80 aveva un prezzo ufficiale di 120 yuan veniva venduto nei mercatini a poche decine di yuan – e ancora non trovava acquirenti. Nel frattempo, i costi per mantenere l’enorme forza lavoro e impianti obsoleti divennero insostenibili, specie considerando che nel 1985 un operaio medio percepiva 60-70 yuan al mese (un orologio di prezzo medio equivaleva a quasi due stipendi). Tutto ciò portò la storica fabbrica a un passo dalla crisi irreversibile. [zh.wikipedia.org]
Già nel 1980 erano stati aboliti i piani di produzione vincolanti e la Shanghai Watch Factory doveva adattarsi alle regole di mercato. Inizialmente cercò di diversificare: ampliò la gamma di modelli (introducendo orologi per signora, orologi placcati oro, modelli digitali), puntò sull’export con il marchio Chunlei e ridusse i costi. Ciononostante, nel biennio 1983-85 accumulò scorte enormi. Nel 1986 la situazione divenne critica: come raccontano memorie locali, in magazzino giacevano decine di migliaia di orologi invenduti, e la direzione fu costretta a ridurre la produzione, a sospendere l’acquisto di componenti esterni e a contingentare i turni. Numerosi operai furono prepensionati o riallocati in altre industrie. Questo scenario non era unico: tutte le grandi fabbriche di orologi cinesi (Pechino, Tianjin, Guangzhou, ecc.) passarono per simili difficoltà nella seconda metà degli anni ’80. Si arrivò così alla soglia degli anni ’90 con l’evidenza che il sistema pianificato non poteva più reggere in un contesto di mercato aperto. [zh.wikipedia.org]
La risposta fu una ristrutturazione profonda. Nel 1990 le autorità municipali di Shanghai sostennero un programma di salvataggio: la Shanghai Watch Factory fu selezionata per essere tra le imprese pilota da trasformare secondo criteri di efficienza e di capitali misti. Si scelse di ridimensionare la scala ma preservare il know-how. Così, nel 1990-91, la fabbrica cessò di produrre movimenti standard per conto terzi e concentrò la produzione sul proprio marchio, abbassando il volume. Molti impianti secondari vennero chiusi o venduti: ad esempio, la Settima Fabbrica di Orologi e la Fabbrica Qianjin furono convertite ad altri scopi industriali; la Seconda Fabbrica (Baoshihua) fu accorpata e in seguito il suo edificio storico in Jiaozhou Road venne ristrutturato e destinato ad altri usi negli anni 2000 (mantenendo però la facciata come patrimonio architettonico). Il 29 ottobre 1990 – in piena ristrutturazione – la Shanghai Watch Factory festeggiò comunque con orgoglio l’uscita del suo centomilionesimo orologio. Fu una celebrazione agrodolce: da un lato un trionfo storico, dall’altro l’ultimo bagliore di un’epoca che stava tramontando. [wxredian.com][zh.wikipedia.org]
Negli anni 1991-1999 la fabbrica, pur rimanendo nominalmente statale, operò di fatto come una società commerciale: iniziò a partecipare a fiere internazionali, cercò partnership tecnologiche (collaborò a un progetto di orologio spaziale per il programma Shenzhou-7, fornendo l’orologio indossato dall’astronauta Zhai Zhigang nel 2008) e soprattutto investì in R&S su nuove complicazioni. Sul finire degli anni ’90 un piccolo team di orologiai veterani – molti formatisi negli anni ’60 – lavorò allo sviluppo di movimenti di alta gamma: nel 1998 venne completato un prototipo di tourbillon e nel 1999 un cronografo con ruota a colonne. Tali progetti restarono interni in attesa del nuovo assetto societario. [zh.wikipedia.org]
Il 2000 fu l’anno della svolta formale: in aprile la “Fabbrica di orologi di Shanghai” fu ufficialmente chiusa come entità statale e al suo posto nacque la Shanghai Watch Industry Co., Ltd. (上海表业有限公司), società per azioni con diversi investitori (inclusi fondi municipali). Si trattò di una privatizzazione parziale: l’intento era farla operare con logiche di mercato mantenendo però viva la tradizione del marchio e la maestranza specializzata. Tutti i brevetti, marchi e linee di prodotto dell’ex fabbrica furono trasferiti alla nuova società, e circa 600 dipendenti (su diverse migliaia a metà anni ’80) furono trattenuti, principalmente quadri tecnici e maestranze qualificate. Da questo momento inizia la “seconda vita” di Shanghai come brand storico in un contesto di concorrenza globale. [m.thepaper.cn]
La riorganizzazione del 2000 e gli anni seguenti videro Shanghai Watch Co. impegnarsi in una difficile ma graduale risalita. La strategia fu duplice:
- Segmento tecnico-industriale: capitalizzare sull’ampio know-how meccanico accumulato producendo movimenti meccanici di fascia media per altri marchi (cinesi e stranieri). In pratica Shanghai divenne, nei primi anni 2000, un fornitore importante di movimenti ad alcuni assemblatori OEM internazionali, posizionandosi come produttore di calibri economici ma affidabili (un po’ come la giapponese Miyota). Ad esempio, movimenti automatici derivati dal vecchio SS7 furono venduti a marchi emergenti in Asia e Medio Oriente. Questa attività generò cassa e mantenne occupato il reparto produzione.
- Segmento brand e innovazione: rilanciare il marchio “Shanghai” puntando su modelli di alta qualità, celebrativi della propria eredità. La società investì in innovazioni: già nel 2001 completò il progetto di un movimento a bilanciere sospeso (detto a “bilanciere orbitale”), e nel 2005 ultimò il suo primo movimento tourbillon completamente funzionante. Quest’ultimo fu presentato nella forma di un orologio finito (cassa in oro) alla Fiera di Basilea nel 2006, suscitando sorpresa: era un segnale che l’industria cinese poteva competere anche nell’alta orologeria. In parallelo, Shanghai cominciò a produrre collezioni in edizione limitata per appassionati, puntando sul fattore nostalgia e sull’estetica orientale: ad esempio riedizioni di modelli storici come l’A581 per il 50º anniversario (2008) e serie con quadranti decorati ispirati all’arte cinese (collezioni “Revival” con quadranti ricamati in seta, o con porzioni di dipinti famosi come il Qianli Jiangshan Tu ricreato su quadrante). Si instaurò così un posizionamento duale: Shanghai forniva movimenti industriali generici, ma al contempo proponeva i propri orologi di fascia alta per mantenere vivo il prestigio del nome. [m.thepaper.cn][dongchedi.com]
Questa difficile transizione venne alla fine coronata da successo moderato ma significativo. Entro il 2010, Shanghai Watch Co. era tornata stabilmente in utile e produceva all’anno alcune decine di migliaia di orologi finiti – cifra lontanissima dai milioni del passato, ma sufficiente a tenerla tra i principali attori cinesi del settore. Nel 2010 il Ministero del Commercio ha riconosciuto “Shanghai” come Marchio Storico Nazionale (中华老字号), certificandone il valore culturale. Nel 2019 la Shanghai Watch Industry Co. è stata acquisita dal consorzio Hanchen Watch Group, un gruppo cinese mirato a consolidare i brand nazionali di orologeria: questo le ha dato accesso a maggiori capitali e reti di vendita, pur mantenendo la sede produttiva a Shanghai e la continuità del marchio. Oggi Shanghai Watch continua a produrre sia movimenti (soprattutto meccanici di base) sia orologi finiti, questi ultimi rivolti soprattutto ad un pubblico di intenditori domestici e di collezionisti globali attratti dal fascino vintage e orientale. [m.thepaper.cn][zh.wikipedia.org][shwatch.cn]
In sintesi, la Shanghai Watch Factory ha vissuto una parabola di ascesa, crisi e rinascita: dal boom produttivo socialista alla quasi bancarotta negli anni ’80, fino alla ricostruzione nel mercato moderno. Molte strutture fisiche originarie (i vecchi capannoni in Yangpu, alcune officine satellite) sono state riconvertite senza demolizioni drastiche, segno di una transizione soft. Ad esempio, l’iconica palazzina di mattoni rossi all’ingresso della fabbrica di Yangpu non solo esiste ancora, ma ospita la sede della Shanghai Watch Co. e un piccolo museo aziendale aperto nel 2018, dove sono esposti i modelli storici A581, A623, 7120 ecc., assieme a fotografie d’epoca degli assemblaggi negli anni ’60. La memoria industriale è diventata parte integrante del marchio: Shanghai Watch capitalizza sulla sua storia per differenziarsi nel mercato contemporaneo.
Iconografia, testimonianze e cultura popolare
Oltre ai risultati industriali, la Shanghai Watch Factory ha lasciato un’impronta profonda nell’immaginario collettivo cinese, grazie anche a un uso sapiente dei simboli e a vicende entrate nella cultura popolare.
- Il logo “edificio” e il logo calligrafico: Il marchio Shanghai, fin dagli esordi, è stato associato a rappresentazioni evocative di modernità. Il primo logo (1958) – un disegno stilizzato delle due caratteri “上海” a forma di grattacielo – incarnava l’idea di una città (Shanghai) che si ergeva come faro industriale della nazione. Questo logo campeggiava sui quadranti e fu subito percepito come simbolo di qualità e vita moderna. Nel 1966, in piena Rivoluzione Culturale, si decise di aggiornare il logo: un team guidato dall’ingegnere Wang Yuan combinò elementi della calligrafia di Mao Zedong (in particolare, la scritta “好好学习,天天向上” – “studiare bene e migliorare ogni giorno”) per ridisegnare in modo artistico i caratteri “上” e “海” del marchio. Il risultato fu un nuovo logo con font calligrafico elegante e sinuoso, adottato dal 1970 in poi, che in forma praticamente identica è utilizzato ancora oggi su molti orologi Shanghai. Questo passaggio dal simbolo architettonico alle lettere calligrafiche riflesse l’evoluzione del brand: da icona tangibile di progresso urbano a emblema astratto di orgoglio nazionale e cultura (Mao era il massimo simbolo dell’epoca, e includere la sua calligrafia in un prodotto di consumo ne accresceva il prestigio). Molti appassionati cinesi collezionano varianti di quadranti Shanghai proprio in base alle piccole differenze del logo tra una serie e l’altra, come testimonianza dell’attenzione quasi maniacale che la fabbrica poneva all’estetica e al significato del proprio marchio. [dongchedi.com][shwatch.cn][zh.wikipedia.org], [dongchedi.com][dongchedi.com], [dongchedi.com]
- Pubblicità e ruolo sociale: Durante l’economia pianificata, la pubblicità commerciale era quasi inesistente; eppure il brand Shanghai fu promosso attraverso i media di Stato come esempio dei successi dell’industria socialista. Articoli di giornale, cinegiornali e manifesti celebravano la fabbrica di Shanghai e i suoi record produttivi. Uno scatto famoso mostra le lunghissime file di acquirenti all’esterno del negozio di Shanghai nel 1958, foto ripresa su molti quotidiani dell’epoca. Negli anni ’60, manifesti propagandistici ritraevano operai e ingegneri della fabbrica al lavoro sotto slogan come “我们也能造精密手表” (“Anche noi sappiamo costruire orologi di precisione”) e “上海牌——时间的见证” (“Shanghai – testimone del tempo”). Questi messaggi contribuirono a fare dell’orologio Shanghai non solo un oggetto di consumo, ma un simbolo patriottico. Tant’è che, come citato, si diffuse il detto: “没有上海表,没有老婆” – “Senza un orologio Shanghai non trovi moglie”, esagerazione umoristica che però rifletteva quanto fosse desiderabile averne uno per dimostrare benessere. Negli anni ’70, con l’aumento della produzione, la fabbrica iniziò anche a realizzare materiale pubblicitario più tradizionale: le riviste cinesi di quel periodo (es. Shanghai Pictorial) mostrano inserzioni con disegni degli orologi Shanghai e slogan tipo “Compagno del tuo lavoro e studio” e “Precisione al tuo polso – Orgoglio di Shanghai”. Un aspetto particolare furono le pubblicità per l’estero: col marchio Chunlei, la fabbrica dovette promuoversi nei mercati asiatici. Sono note alcune brochure in inglese/farsi destinate al Medio Oriente (anni ’70) dove gli orologi Shanghai/Chunlei vengono paragonati qualitativamente agli svizzeri ma proposti a prezzi più accessibili. [zh.wikipedia.org]
- Testimonianze di ex lavoratori: La storia della Shanghai Watch Factory è stata narrata anche attraverso i ricordi del personale. Molti ex-dipendenti hanno condiviso memorie online (blog, forum come 怀旧上海 e 老底子) oppure in interviste per musei locali. Essi parlano con orgoglio del periodo d’oro: “Negli anni ’70 avevamo tre turni, la fabbrica brulicava di attività; ogni giorno producevamo 10.000 orologi, un ritmo incredibile”, ricorda un ex tecnico di montaggio. Un ex dirigente, Dong Guozhang (oggi presidente di Shanghai Watch Co.), ha rievocato così l’epoca d’oro: “Se qualcuno indossava un orologio Shanghai, faceva la stessa figura di chi oggi va in giro con un Vacheron Constantin o un Rolex. Era un motivo di orgoglio nazionale”. Questa dichiarazione rende l’idea dello status: il “Shanghai” era più di un segnatempo, era un pezzo di aspirazione e prestigio per il cittadino cinese comune. Allo stesso tempo, Dong Guozhang sottolinea come negli anni ’80 fosse diventato difficilissimo ottenere quell’orologio: “allora per acquistare uno Shanghai serviva il coupon di quota, che solo i migliori lavoratori ricevevano; potete immaginare quanto fosse prezioso”. Un altro ex-dipendente ha raccontato l’amarezza del declino: “Dopo il ’85 vedere gli orologi accumularsi invenduti fu un colpo al cuore… abbiamo dovuto ridurci, ma era necessario. Ora vedo con gioia che il marchio vive ancora, anche se in altre forme”. Questo intreccio di orgoglio e sacrificio traspare in molte testimonianze ed è parte del fascino della narrativa industriale di Shanghai: “光荣与梦想” – gloria e sogni – come titola una mostra tenutasi nel 2023 al Museo di Dalian, dove la storia della Shanghai Watch Factory era esposta come esempio della parabola “dal meglio alla forza” dell’industria cinese. [wxredian.com][m.thepaper.cn][dongchedi.com]
- Cultura pop e collezionismo: Gli orologi Shanghai classici sono oggi oggetti da collezione molto richiesti. Esiste una vivace comunità di appassionati (sia in Cina che all’estero) che scambiano, restaurano e studiano i modelli storici. In Cina vi sono veri e propri club del vintage, e libri come “老上海手表前传” (“Il prequel del vecchio orologio Shanghai”) analizzano i dettagli tecnici e stilistici di ogni referenza. Alcuni modelli hanno raggiunto status leggendario: ad esempio il Shanghai “Peace” del 1956 (prototipo rarissimo con stella rossa sul quadrante), il “58-type” del 1958, il 7120 degli anni ’70 e il “Red Star” (versione celebrativa limitata prodotta nel 1971 per il 50º anniversario del Partito Comunista). Nel mercato delle aste, un set di tre orologi storici Shanghai (A581, Dongfanghong e Heping originali) è stato battuto nel 2015 a oltre 150.000 RMB, cifre impensabili solo un decennio prima. Anche la fabbrica stessa ha iniziato a capitalizzare questo interesse: produce alcune serie “纪念表” (commemorative) che riproducono fedelmente l’aspetto vintage con meccanica moderna, destinate ai collezionisti nostalgici. Celebre è la collezione “Shanghai 1955”, lanciata nel 2025 per il 70º anniversario dei primi prototipi, che reinterpreta il design classico con un movimento automatico contemporaneo e finiture di pregio. [zh.wikipedia.org]
- Impatto urbano e riuso degli spazi: La Shanghai Watch Factory ha contribuito anche al tessuto urbano e architettonico di Shanghai. Nel corso degli anni ’60, come visto, la fabbrica si è spostata e ampliata, lasciando in eredità edifici industriali oggi storici. Ad esempio, l’ex sede del laboratorio provvisorio (negli anni ’50) era presso il palazzo Wuzhou su Henan Road, edificio ancora esistente e oggi convertito ad uso commerciale. La storica sede di 716 West Yan’an Road (utilizzata 1956-58) è un edificio in stile modernista anni ’40 che in seguito ha ospitato uffici governativi, e oggi è un centro culturale di quartiere con una piccola targa commemorativa dell’“inizio dell’industria orologiera cinese”. La sede attuale di Yangpu (Yulin Road), costruita nel 1960 e ampliata negli anni, è tuttora parzialmente operativa: parte dei capannoni, però, sono stati ristrutturati per ospitare startup tecnologiche, in una sorta di campus post-industriale. La città di Shanghai è molto attenta a preservare la propria industrial heritage: il Museo di Yangpu ha organizzato nel 2021 un evento intitolato “Memorie di Fabbrica” dove ex-operai della Shanghai Watch Factory hanno fatto da guide in un tour dell’ex stabilimento, ora in parte convertito in loft creativi, raccontando ai giovani la vita di fabbrica nei decenni passati. E su WeChat e altre piattaforme locali spopolano rubriche come “老上海工业” (Vecchia Industria di Shanghai) con foto d’epoca: una delle più gettonate è proprio quella di Zhou Enlai che osserva estasiato i nuovi modelli Shanghai nel 1962 (scatto esposto anche nel Museo di Yangpu). [m.thepaper.cn]
In tempi recenti, il marchio Shanghai ha cercato di riecheggiare la propria eredità anche nel marketing contemporaneo. Nel 2018 ha lanciato lo slogan internazionale “It’s Shanghai Time”, apparso a caratteri cubitali a Times Square, posizionando Shanghai come un trait d’union fra passato glorioso e presente innovativo. L’azienda ha inoltre collaborato con franchise culturali: per esempio nel 2022 ha prodotto un orologio in edizione limitata dedicato al romanzo “Fiori di Shanghai” di Jin Yucheng (con un quadrante raffigurante la vecchia Concessione Francese), e un orologio celebrativo per il centenario del Hotel Peace (和平饭店), luogo leggendario dove nel 1955 operava il primo team di tecnici pionieri. Queste iniziative testimoniano la volontà di mantenere vivo il legame tra la Shanghai Watch Factory e la città di Shanghai, integrando storie, luoghi e memorie in nuovi prodotti che raccontano “il passato al polso” degli acquirenti moderni. [m.thepaper.cn]
Fonti e approfondimenti
La storia della Shanghai Watch Factory è ben documentata, grazie sia a fonti ufficiali che a contributi di appassionati. Questo rapporto ha attinto a fonti cinesi primarie, fra cui:
- L’archivio storico sul sito ufficiale Shanghai Watch (上海表官方网站), che fornisce un quadro cronologico dagli anni ’50 ad oggi, con dati validati (es. date di lancio, premi ricevuti, eventi societari). [shwatch.cn], [shwatch.cn]
- Voci enciclopediche in cinese come Baidu Baike e la Wikipedia cinese, ricche di dettagli tecnici e aneddoti (spesso corredate di riferimenti a documenti come l’志 – cronaca ufficiale dell’Industria Leggera di Shanghai). [zh.wikipedia.org], [zh.wikipedia.org]
- Articoli giornalistici e post di blog cinesi: ad esempio l’articolo su The Paper (澎湃新闻) dedicato alla “memoria di Yangpu”; il post “Guohuo Old Brand: Shanghai Watch” del 2024; e contributi su forum storici come A La Laodizi dove ex-ingegneri hanno narrato vicende interne (come l’espansione della Seconda Fabbrica negli anni ’80). [m.thepaper.cn], [m.thepaper.cn] [dongchedi.com], [dongchedi.com] [wxredian.com]
- Per il contesto internazionale e confronti, sono utili anche fonti in inglese come il sito Quaint & Collectible e articoli di Europa Star sul rinascimento dell’orologeria cinese. [dongchedi.com]
Il Materiale iconografico (fotografie d’epoca, poster, pubblicità) è reperibile in archivi online come Tencent News e sohu.com. Ad esempio, l’articolo “La vecchia Shanghai e il suo primo orologio” offre foto e retroscena dei primi movimenti, mentre un pezzo su NetEase Money racconta la popolarità dell’orologio negli anni ’70 con immagini degli sposi che posano con il “Shanghai” al polso. [zh.wikipedia.org], [zh.wikipedia.org][zh.wikipedia.org]
Per ulteriori approfondimenti specialistici, si suggerisce di consultare il volume “Shanghai Clock & Watch Industry Chronicle” (《上海轻工业志·钟表篇》), disponibile in biblioteche cinesi e digitalizzato in parte su portali governativi, che contiene capitoli dettagliati su prodotti, tecnologie, e organizzazione aziendale della Shanghai Watch Factory. Inoltre, il sito Shanghai Watch Wiki (上观新闻) e forum come Watchuseek Asia offrono discussioni approfondite sulla meccanica dei calibri Shanghai (ad esempio, analisi comparative tra il calibro SS7 e movimenti svizzeri analoghi degli anni ’70). [zh.wikipedia.org]
Concludendo, la Shanghai Watch Factory rappresenta un vero case study di storia industriale cinese: la sua vicenda intreccia innovazione tecnologica, politica economica, cultura materiale e trasformazioni sociali. Raccontarla significa ripercorrere, in piccolo, la storia della Cina moderna – dalle speranze autarchiche degli anni ’50, attraverso le sfide dell’apertura, fino al dialogo odierno tra tradizione e globalizzazione. Le fonti cinesi, per lingua e prospettiva, aiutano a cogliere le sfumature di questo racconto meglio di qualsiasi altra: come dice un vecchio slogan aziendale, “上海表,凝聚了几代人的心血” – “l’orologio Shanghai condensa il sudore di generazioni”, una storia fatta dalle persone per le persone, scandita al ticchettio incessante del tempo. [m.thepaper.cn]
Contents
- 1 Dati anagrafici e contesto generale
- 2 Origini e fondazione (1940–1958)
- 3 Produzione, movimenti e marchi sviluppati
- 4 Eventi chiave e tappe cronologiche
- 4.0.1 1954 – Visione strategica
- 4.0.2 Set 1955 – Primo orologio cinese
- 4.0.3 Apr 1958 – Nascita della fabbrica
- 4.0.4 Lug 1958 – Debutto pubblico
- 4.0.5 1962 – Endorsement di Zhou Enlai
- 4.0.6 1965 – Espansione dello stabilimento
- 4.0.7 1970 – Movimento unificato
- 4.0.8 1973 – Modello 7120, un’icona
- 4.0.9 1980 – Fine del razionamento
- 4.0.10 1986 – Riconoscimento tecnico
- 4.0.11 Ott 1990 – Traguardo produttivo
- 4.0.12 Apr 2000 – Ristrutturazione aziendale
- 4.0.13 2005 – Verso l’alta orologeria
- 4.0.14 Nov 2018 – Vetrina globale
- 5 Iconografia, testimonianze e cultura popolare
- 6 Fonti e approfondimenti
