Beijing Watch Factory (北京手表厂) è una storica manifattura di orologi fondata a Pechino nel 1958 come parte delle “otto grandi fabbriche statali” pianificate dal governo cinese. Situata originariamente nel centro di Pechino e poi stabilitasi nel distretto suburbano di Changping, l’azienda ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo dell’orologeria cinese di fascia medio-alta, producendo orologi meccanici di qualità spesso destinati a funzionari pubblici e come regali di Stato. A differenza di molte consorelle, la Beijing Watch Factory è sopravvissuta alle riforme economiche degli anni ’80, trasformandosi da impianto statale in un marchio orientato al mercato del lusso tecnico. Oggi, con il nome commerciale “Beijing Watch Co., Ltd.”, continua la propria attività puntando su complicazioni di alto livello (come tourbillon, ripetizioni, doppi assi) e sull’integrazione di tecniche artigianali tradizionali cinesi (smalto cloisonné, micro-incisioni, ricami) nei segnatempo. [Orologeria Cinese | Word], [Orologeria Cinese | Word] [Orologeria Cinese | Word] [baike.baidu.com], [baike.baidu.com]
Fondazione
Pechino (Beijing), Cina – 19 giugno 1958*
Localizzazione
Distretto a nord di Pechino (c.a. 40°13′N 116°14′E)
Stato Attuale
Riorganizzata in società nel 2004 (Beijing Watch Co.)
Produzione Totale
Orologi e movimenti prodotti (1958–2004)**
Data di costituzione ufficiale del Beijing Watch Factory.
** Stima cumulativa in economia pianificata: oltre 22 milioni di orologi prodotti entro i primi anni 2000.[baike.baidu.com][baike.baidu.com], [北京手表厂有限公司]
Dati anagrafici e contesto generale
- Nome cinese: 北京手表厂 (Běijīng Shǒubiǎo Chǎng) [Orologeria Cinese | Word]
- Nome inglese: Beijing Watch Factory (spesso abbreviato in Beijing Watch) [Orologeria Cinese | Word]
- Località: Distretto di Changping, periferia nord di Pechino (coordinate approssimative: 40°13′N, 116°14′E). L’impianto storico sorge in località Dongmenwai (东门外, “fuori Porta Est” di Changping) ai piedi del monte Jundu, affacciato sul fiume Wenyu. La sede originaria conserva un edificio in mattoni rossi in stile sovietico anni ’50, con slogan “Servire il Popolo” sulla facciata. [北京手表厂有限公司] [toutiao.com], [toutiao.com]
- Fondazione: 19 giugno 1958, durante il Primo Piano Quinquennale della Repubblica Popolare Cinese. [baike.baidu.com]
- Status e trasformazioni: inizialmente impresa statale sotto il Ministero dell’Industria Leggera; ristrutturata nel 2004 in società a capitale misto privato (Beijing Watch Factory Co., Ltd.). Marchio commerciale attuale: “Beijing” (北京牌), registrato per la prima volta nel 1979. [baike.baidu.com], [baike.baidu.com] [北京手表厂有限公司]
- Importanza storica: Prima grande fabbrica di orologi di Pechino e una delle “Big 8” nazionali. Riconosciuta come uno dei “Quattro grandi marchi” dell’orologeria cinese (insieme a Shanghai, Tianjin/Sea-Gull e Guangzhou). [Orologeria Cinese | Word] [baike.baidu.com]
Origini (1958–1960): nascita e contesto politico-industriale
La fondazione del Beijing Watch Factory avvenne nel clima di pianificazione socialista della fine anni ’50. Nel 1958, il governo centrale decise la creazione simultanea di otto fabbriche di orologi in diverse regioni, per gettare le basi di un’industria orologiera nazionale autonoma. Pechino – capitale politica e culturale – fu scelta per ospitare una di queste fabbriche, con l’idea di specializzarla in prodotti di qualità e rappresentativi. [Orologeria Cinese | Word], [Orologeria Cinese | Word]
Il 19 giugno 1958 venne istituito il comitato di fondazione della fabbrica presso l’allora Istituto Industriale di Pechino (北京工业学院). Figura centrale fu il tecnico Xie Jingxiu (谢敬修), già direttore di una piccola fabbrica di orologi e strumenti di Pechino (ex officina pubblica-privata nel quartiere Xuanwu), incaricato di guidare il nuovo progetto. Un team iniziale di 21 orologiai e operai fu formato e mandato in formazione presso l’Istituto: nonostante mezzi limitati e attrezzature rudimentali, già nel settembre 1958 questo gruppo riuscì a realizzare i primi 17 esemplari di orologio, battezzati “Beijing – Tipo 1”. [baike.baidu.com], [北京手表厂有限公司][北京手表厂有限公司]
Questi orologi pionieristici avevano un forte valore simbolico: il quadrante recava la scritta “Beijing” in calligrafia di Mao Zedong e l’effigie stilizzata di Tian’anmen (la Porta della Pace Celeste, simbolo di Pechino). Erano movimenti meccanici a 17 rubini, rimodellati su calibri svizzeri, con cassa in acciaio e caratteristiche antiurto, antimagnetiche e impermeabili – un livello tecnico sorprendentemente alto per l’industria cinese nascente. Il sindaco di Pechino dell’epoca, Peng Zhen, fu tra i principali sostenitori del progetto e pretese standard di qualità pari a quelli svizzeri: durante una visita in fabbrica nell’ottobre 1963, Peng Zhen dichiarò che «tutti gli orologi devono rispettare gli standard svizzeri, non solo standard cinesi o sovietici; orologi che non raggiungono lo standard svizzero non possono uscire dalla fabbrica». Questa pressione dall’alto spinse la fabbrica a puntare sin dall’inizio all’eccellenza meccanica. [baike.baidu.com][beijingwatches.com], [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][beijingwatches.com]
Nel 1960 il Beijing Watch Factory fu trasferito e ampliato nella sede definitiva a Changping, alla periferia di Pechino. Qui fu costruito un vero stabilimento industriale, con reparti produttivi estesi (il solo capannone per l’assemblaggio fu portato a 2700 m² entro il 1960) e palazzine amministrative in stile sovietico (mattoni rossi, tetto a padiglione). Questo sito di Changping divenne operativo durante il Secondo Piano Quinquennale e fu destinato a restare il cuore produttivo dell’azienda per i decenni successivi. Nei primi anni ’60, pur con volumi ancora modesti, la Beijing Watch Factory già si distingueva per l’alta qualità costruttiva dei propri orologi e per la loro valenza politica: in un’epoca in cui possedere un orologio era un lusso, i modelli “Beijing” divennero status symbol tra quadri di partito, diplomatici e intellettuali, spesso distribuiti come doni ufficiali e premi di Stato. Si narra che personalità come Mao Zedong e Zhou Enlai indossassero volentieri orologi Beijing, riconoscendone la precisione e il valore simbolico nazionale. [baike.baidu.com][Orologeria Cinese | Word], [beijingwatches.com][beijingwatches.com]
Produzione e movimenti: dal “Tipo 1” al tourbillon
Nei tre decenni successivi alla fondazione, la Beijing Watch Factory sviluppò una gamma ampia di movimenti meccanici e modelli, adeguandosi gradualmente all’evoluzione tecnologica (dal meccanico tradizionale al quarzo) ma mantenendo un focus sui segnatempo di precisione. Di seguito i principali stadi produttivi e tecnici:
- 1958–1965: i primi calibri “Beijing” – I modelli iniziali furono denominati Tipo 1 e Tipo 2. Il Tipo 1 (BS-1) del 1958, come detto, era un 17 rubini a carica manuale, derivato da progetti svizzeri (citato come ispirato a un calibro “Roma” 佩). Nel 1963 iniziò la produzione del Tipo 2 (BS-2), un calibro migliorato con 18 rubini (aggiunta di un rubino sul ponte centrale) e con versioni di lusso in cassa d’oro 18k destinate agli alti dirigenti e come regali a personalità straniere. Dal 1963 al 1969 furono prodotti 166.861 esemplari di Tipo 2. A partire dal modello BS-2 comparve sistematicamente l’iconografia di Tian’anmen sia sul quadrante sia sul fondello degli orologi Beijing, a sottolineare l’orgoglio nazionale incorporato nel prodotto. Nel 1967 la fabbrica introdusse una nuova linea Tipo 5 (SB-5): il movimento fu aggiornato con frequenza 21.600 A/h (contro i 18.000 dei calibri precedenti) e fu semplificata la struttura dei ponti. L’SB-5 rimase in produzione fino a fine anni ’60 e fu realizzato in volumi crescenti (oltre 1,5 milioni di pezzi prodotti cumulativamente), contribuendo significativamente a ridurre la penuria di orologi sul mercato cinese dell’epoca. [新中国早期的北京手表!_镶钻匠], [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][新中国早期的北京手表!_镶钻匠]
- Metà anni ’60: diversificazione dei marchi interni – Con l’aumento della capacità produttiva, Beijing Watch Factory iniziò a commercializzare i propri orologi sotto vari marchi e nomi di fantasia, pur montando movimenti comuni. Tra i marchi interni nati in quegli anni figurano “Shuangling” (双菱, “Doppio Diamante”), “Changcheng” (长城, “Grande Muraglia”), “Yanshan” (燕山) e altri. Ciascuno aveva un posizionamento leggermente diverso: ad esempio, Shuangling divenne il modello popolare di punta (spesso con quadrante nero o dorato e indici luminosi), mentre Changcheng puntava sul patriottismo richiamando la Grande Muraglia, e Yanshan proponeva design eleganti. Questi orologi erano mossi in massima parte da movimenti SB-5 o evoluzioni analoghe. Già nel 1975 il Beijing Watch Factory vantava esportazioni: gli Shuangling venivano venduti in paesi dell’Sud-est asiatico e dell’Africa, e persino alcuni lotti arrivarono sul mercato britannico tra il 1978 e il 1979. L’azienda, pur producendo meno unità di colossi come Shanghai, acquisì la reputazione di manifattura dall’eccellente finitura – i suoi orologi erano considerati leggermente più costosi e raffinati, preferiti da clienti urbani di gusto (tanto che una fonte cinese ricorda: “non erano orologi di massa, li apprezzavano le persone di cultura, per la loro finezza brillante”). [baike.baidu.com][beijingwatches.com], [beijingwatches.com][新中国早期的北京手表!_镶钻匠]
- Anni ’70: standard “Tongji” e produzione di massa – Nel 1970 la Cina avviò il progetto del movimento meccanico unificato nazionale (统机, Tongji), per dotare ogni fabbrica di un calibro standard facile da produrre in grande serie. La Beijing Watch Factory fu capofila nello sviluppo del Tongji: un team congiunto di tecnici provenienti da Pechino e altre sedi elaborò il progetto, che venne messo a punto nel 1973 presso i laboratori di Changping. Già dal 1974 la fabbrica iniziò la produzione in massa di questo calibro unificato, e nei successivi 11 anni ne produsse ben 10,65 milioni di unità. Gli orologi Beijing con movimento standard (di fatto identico a quello prodotto anche altrove) venivano comunque arricchiti da dettagli propri, come i loghi tipici (Tian’anmen sul quadrante, ecc.). Nel frattempo, la produzione totale della fabbrica crebbe esponenzialmente: durante il periodo della pianificazione centralizzata (circa 1958–1983) la produzione annua media fu di ~1,5 milioni di orologi, per un cumulativo di oltre 22 milioni di pezzi sfornati fino agli anni ’80. Ciò fece della Beijing Watch Factory uno dei maggiori produttori a livello nazionale, pur mantenendo quote di esportazione relativamente contenute entro i paesi del blocco socialista o del Terzo Mondo. [baike.baidu.com], [北京手表厂有限公司][beijingwatches.com][baike.baidu.com]
- Fine anni ’70 – primi ’80: innovazioni di nicchia e primi quarzi – Mentre gran parte della capacità era dedicata al Tongji meccanico di massa, la Beijing Watch Factory non rinunciò alla ricerca di soluzioni tecniche originali. Nel 1980 fu tra le prime in Cina a sviluppare un orologio meccanico ultrapiatto da donna (calibro SB-10, diametro 24mm) e un piccolo orologio da donna meccanico “坤表” di alta difficoltà costruttiva. Nel 1983 l’orologio femminile SB-10 vinse il Certificato di Prodotto di Eccellenza conferito dalla Commissione Economica di Stato, e nel 1988 un modello di Beijing Watch ottenne il Premio Qualità di Pechino. Sul fronte del quarzo, la fabbrica partecipò all’esperimento generale cinese di orologi elettronici: aveva istituito una divisione dedicata agli “orologi elettronici” (nota come 北京电子表厂) che negli anni ’80 produsse alcuni modelli al quarzo o a LED a marchio Shuangling (ad es. il modello DB-501, doppio calendario digitale). Tuttavia, la competitività dei quarzi giapponesi rese difficile il successo di queste linee: la divisione elettronica di Beijing accumulò perdite e nel 1992 fu ceduta e conglobata nel gruppo locale Dong’an. Questo spin-off lasciò la Beijing Watch Factory concentrata principalmente sui segmenti meccanici tradizionali e sulle produzioni di qualità. [beijingwatches.com][新中国早期的北京手表!_镶钻匠]
- Anni ’90–2000: passaggio al lusso e complicazioni – Per fronteggiare la crisi degli orologi meccanici nell’era del quarzo, Beijing Watch Factory scelse una strada originale: puntare verso l’alto di gamma. Già nel 1995 i tecnici della fabbrica (rimasta ente statale fino a fine anni ’90) svilupparono in proprio il primo orologio a tourbillon della Cina continentale. Questo risultato pionieristico venne seguito da un rafforzamento nel segmento degli orologi complicati: nel 2004 fu lanciata una serie limitata di orologi con tourbillon in oro rosa 18k (prima volta di un marchio cinese in un prodotto di alta orologeria con metalli preziosi). Nel 2006 la fabbrica presentò al salone di Basilea un modello “Youlong Xifeng” (游龙戏凤, “Drago e Fenice”) con tourbillon in platino e decorazione incisa, pezzo unico che venne battuto all’asta per 1 milione di RMB, segnando un record per un orologio cinese. Negli anni seguenti Beijing introdusse successive innovazioni: doppio tourbillon (2007), tourbillon con ripetizione minuti (2008), tourbillon biasso tridimensionale (2009). Parallelamente, nel 2004 l’azienda completò la transizione da impresa pubblica a società controllata privatamente (acquisita dal gruppo Beijing Runjie, attivo nel real estate). Sotto la nuova gestione, il marchio “Beijing” è stato rilanciato come brand di nicchia specializzato in orologeria artistica: oltre ai tourbillon, dal 2010 in poi sono state presentate collezioni che fondono design contemporaneo e arti decorative tradizionali (serie Beihai, Silk Whisper 丝语 con ricami su quadrante, edizioni limitate ispirate alla cultura orientale, ecc.). Questa strategia ha permesso alla storica fabbrica di ritagliarsi un piccolo ma solido spazio nel mercato degli orologi di alta gamma in Cina e di restare tuttora attiva come uno dei pochi marchi cinesi con capacità manifatturiere proprie. [baike.baidu.com], [北京手表厂有限公司][北京手表厂有限公司][baike.baidu.com], [toutiao.com]
Eventi chiave nella storia della Beijing Watch Factory
Giugno 1958 – Fondazione ufficiale
Costituzione del Beijing Watch Factory con 21 tecnici guidati da Xie Jingxiu. Entro settembre viene prodotto il primo lotto di 17 orologi “Beijing” Tipo-1, col quadrante firmato da Mao Zedong.
1960 – Nuovo stabilimento a Changping
Inaugurazione della sede produttiva a Changping (periferia di Pechino) e ampliamento dei reparti. L’edificio principale in mattoni rossi (12.300 m²) diviene il simbolo della fabbrica.
Ottobre 1963 – Visita del sindaco Peng Zhen
Il sindaco di Pechino, Peng Zhen, co-ideatore del progetto, ispeziona la fabbrica. Elogia la precisione degli orologi e ordina che “tutti gli orologi soddisfino gli standard svizzeri… quelli non conformi non escono”.
1970 – Incendio devastante
Un grave incendio, causato da errore umano, distrugge uno dei capannoni produttivi. La produzione viene ripristinata dopo la ricostruzione; l’evento spinge a rafforzare le misure di sicurezza interna.
1973–1974 – Movimento unificato “Tongji”
Dopo un progetto congiunto guidato da Beijing, viene completato il prototipo del calibro meccanico standard nazionale. Nel 1974 la fabbrica avvia la produzione in serie del Tongji, fabbricandone oltre 10 milioni di pezzi nel decennio successivo.
1975 – Esportazione dei modelli “Shuangling”
I primi orologi a marchio Doppio Diamante (Shuangling) vengono esportati nei mercati del Sud-Est asiatico e Africa. In seguito alcuni orologi Beijing arrivano anche in Europa, segnalando l’ambizione internazionale del marchio.
1992 – Ristrutturazione e crisi
L’unità del Beijing Watch Factory dedicata agli orologi elettronici (quarzo) viene ceduta al gruppo cittadino Dong’an in seguito a perdite economiche. L’azienda, ridimensionata, concentra le attività sugli orologi meccanici tradizionali.
1996 – Primo tourbillon cinese
Il team tecnico sviluppa la prima tourbillon made in China continentale. È una pietra miliare che segna l’ingresso della fabbrica nel campo dell’alta orologeria complicata.
2004 – Privatizzazione e rilancio
Completata la trasformazione in società privata (Beijing Watch Co., Ltd.). Nello stesso anno viene lanciato un tourbillon in oro rosa in edizione limitata, primo segnatempo di lusso di un marchio cinese contemporaneo.
Evoluzione e declino (anni ’80–’90)
Nel contesto delle riforme di “Ripresa e Apertura” (改革开放) avviate da Deng Xiaoping dal 1978, molte fabbriche di orologi statali cinesi subirono contraccolpi: aperture al mercato significarono improvvisa concorrenza (specie da Hong Kong e Giappone), riduzione dei sussidi statali e necessità di riconversione. La Beijing Watch Factory affrontò questo periodo critico con fortune miste:
- Anni ’80: difficoltà e ridimensionamento interno. Pur avendo un marchio prestigioso, l’azienda registrò cali di utili a metà anni ’80 a causa dell’invasione degli orologi al quarzo economici sul mercato interno. La produzione di orologi meccanici di fascia media iniziò ad eccedere la domanda. In risposta, la direzione cercò di diversificare: fu creata una succursale per orologi al quarzo (Beijing Electronic Watch Factory) e si tentò di modernizzare i processi. Ciò non evitò una crisi: verso la fine degli ’80 la fabbrica accumulò stock invenduti e dovette tagliare personale. Nel 1992 la divisione quarzi fu venduta all’industria locale Dong’an, sancendo di fatto l’uscita di Beijing Watch dal mercato dell’elettronica di consumo; questa mossa salvò il core business meccanico, ma evidenziò la difficoltà di competere sui grandi numeri. Una testimonianza di ex-dipendenti racconta che nei primi anni ’90 la fabbrica rischiò perfino di essere inglobata da altre entità industriali, e molti lavoratori, disillusi, lasciarono il settore. [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][新中国早期的北京手表!_镶钻匠], [toutiao.com]
- Anni ’90: sopravvivenza grazie alla specializzazione. A differenza di varie fabbriche regionali che chiusero i battenti, la Beijing Watch Factory riuscì a sopravvivere trovando un proprio nuovo ruolo: meno produzione di massa, più innovazione di nicchia. Il governo cittadino supportò la transizione verso prodotti di alta qualità (in linea con il concetto di “marchi nazionali di prestigio”). Già nel 1995 lo sviluppo del tourbillon dimostrò la vitalità tecnica residua del team di Beijing. In preparazione alla piena privatizzazione, verso la fine anni ’90 la fabbrica ridusse drasticamente la produzione di orologi economici (cessando completamente il classico movimento Tongji) e iniziò a produrre piccole serie di orologi meccanici con complicazioni, destinati a collezionisti e istituzioni. Nel 2001 fu sviluppato un nuovo calibro manuale (TB01) che gettò le basi per la generazione di tourbillon commerciali del decennio successivo. [北京手表厂有限公司]
- 2004 e oltre: rifondazione come azienda di alta orologeria. Nell’ottobre 2005 fu formalizzata la nascita della Beijing Watch Factory Co., Ltd., con capitale privato e governance manageriale (pur mantenendo sede e impianti a Changping). La nuova proprietà investì nel marketing del marchio “Beijing” puntando sul rinascimento della manifattura: il brand viene rilanciato come icona di lusso locale. La produzione annua, che negli anni ’80 raggiungeva milioni di pezzi, ora si misura in poche migliaia di orologi, ma di alto valore unitario. La fabbrica, forte del know-how accumulato, si qualifica come una delle poche in Cina con capacità di progettare e costruire in-house movimenti complessi (tourbillon singoli e doppi, ripetizione minuti, ecc.). Allo stesso tempo vengono introdotte linee di design che fondono estetica tradizionale e tecnica moderna, rivolte al mercato del luxury patrio in espansione (ad esempio la collezione 2021 “东方文化国潮” ispirata al Mahjong e all’arte orientale). Questa metamorfosi, da fabbrica statale pianificata a piccolo atelier di alta orologeria, costituisce un caso particolare nel panorama delle Big 8 cinesi: la maggior parte degli altri stabilimenti degli anni ’50 non esiste più come entità autonoma, mentre Beijing Watch Factory, pur tra mille difficoltà, “è rinata con nuova vitalità” come riportano entusiasticamente i media cinesi. [baike.baidu.com], [baike.baidu.com][toutiao.com], [toutiao.com][toutiao.com]
In sintesi, negli anni ’80–’90 la Beijing Watch Factory ha evitato il declino totale reinventandosi. Una frase ricorrente tra gli addetti ai lavori è che “Beijing non ha mai chiuso, ha solo cambiato pelle”. Certamente i fasti produttivi del passato (decine di milioni di orologi popolari) appartengono alla storia; la Beijing Watch odierna è un attore di nicchia. Ma proprio questa continuità adattiva – dal movimento standard alle grandi complicazioni – la rende un soggetto di estremo interesse storico-industriale.
Iconografia, aneddoti e memoria storica
La Beijing Watch Factory, in virtù del suo ruolo speciale, è stata protagonista di numerosi episodi emblematici e ha lasciato un ricco patrimonio nella memoria collettiva cinese:
- Simboli nazionali sugli orologi: Nessun altro marchio cinese ha legato così strettamente la propria identità ai simboli di Pechino e della RPC. I primi orologi Beijing Tipo-1 (1958) avevano il logo calligrafico disegnato da Mao Zedong in persona e l’immagine del Tian’anmen sul quadrante. Negli anni ’60, quasi tutti i modelli Beijing (inclusi i sotto-marchi Changcheng, Yanshan, ecc.) riportavano la Porta Tian’anmen sul fondello inciso e spesso anche sul quadrante. Ciò rendeva l’orologio un oggetto patriottico: un aneddoto di un collezionista ricorda l’emozione da bambino nel vedere “il quadrante dorato scintillare al sole mostrando la sagoma di Tian’anmen, alimentando la reverenza verso Pechino e la nazione”. Addirittura, per un periodo la scritta “Beijing” su alcuni quadranti fu realizzata con lo stesso font del logo nazionale presente sullo stemma della Repubblica, equiparando simbolicamente l’orologio a un piccolo emblema di Stato al polso. Questa scelta iconografica, unica anche tra le Big 8 (Shanghai, ad esempio, usava un logo commerciale più convenzionale), fa dei pezzi storici di Beijing Watch Factory degli oggetti ricercati dai collezionisti, sia per il design sia per il valore documentale. [baike.baidu.com][新中国早期的北京手表!_镶钻匠], [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][新中国早期的北京手表!_镶钻匠]
- Orologi d’oro per i leader: Come accennato, la fabbrica produsse alcune serie limitatissime di orologi con cassa in oro massiccio già negli anni ’60. In particolare, porzioni del calibro BS-2 (1963) furono allestite in casse d’oro 18k e destinate ai massimi leader cinesi o come doni diplomatici. Pochissimi di questi esemplari sono oggi noti – si racconta scherzosamente che molti finirono fusi o riconvertiti in gioielli dagli ignari eredi. Tuttavia, almeno un orologio d’oro Beijing degli anni ’60 è conservato nel museo della fabbrica, testimonianza dell’uso dell’orologio come strumento di soft power in piena Guerra Fredda. È noto anche che Mao Zedong, Zhou Enlai, Zhu De e altri leader fossero personalmente utilizzatori di orologi Beijing negli anni ’60; in particolare, Zhu De (allora 80enne) durante la visita del 1965 alla fabbrica indossava un modello Tipo-2 e lo lodò, incoraggiando i lavoratori a “produrre più orologi e abbassarne il prezzo, per portarne di più ai popoli di Asia, Africa e America Latina”. [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][beijingwatches.com]
- Sito industriale e architettura: La sede di Changping della Beijing Watch Factory è oggi considerata un luogo storico di archeologia industriale. L’edificio principale (costruito 1960) in mattoni rossi con elementi decorativi socialisti è soprannominato dagli abitanti “la palazzina sovietica”. Copre 12.300 m² ed è avvolto da piante rampicanti; sopra l’ingresso campeggia la scritta “为人民服务” (“Servire il Popolo”), motto maoista onnipresente nelle fabbriche dell’epoca. Accanto all’ingresso, una vecchia insegna con il logo di Tian’anmen ricorda l’identità del luogo. All’interno, esiste un piccolo museo aziendale che ripercorre la storia della fabbrica e, per esteso, i “su e giù” dell’industria orologiera cinese negli ultimi 60 anni. Parte dei reparti produttivi sono tuttora attivi: i visitatori hanno descritto l’esperienza di entrare nel salone di montaggio come un “viaggio nel tempo”, con macchine utensili allineate in lunghe file, rumorose e con odore di olio lubrificante, e vecchi slogan produttivisti dipinti in rosso alle pareti. La combinazione di moderni laboratori a contaminazione controllata (per l’assemblaggio di movimenti complicati, introdotti negli anni 2010) all’interno di una struttura dagli anni ’60 crea un contrasto singolare – simbolo tangibile di come la Beijing Watch Factory coniughi tradizione e innovazione. Nel 2021, articoli celebrativi della stampa localmente chiamavano questo luogo “un’eredità dell’era industriale di Pechino, oggi rinnovata con orgoglio nazionale”. [toutiao.com]
- Memorie di ex-dipendenti: Numerosi ex-operai e tecnici della fabbrica hanno condiviso online i loro ricordi personali, contribuendo ad arricchire l’aneddotica. Ad esempio, un ex-impiegato racconta come negli anni ’80 molti giovani diplomati si univano entusiasti alla Beijing Watch Factory, “donando la propria giovinezza alla fabbrica, giorno dopo giorno, con impegno e speranza”. Tuttavia, con i cambiamenti economici, alcuni videro i propri sogni infrangersi: “la realtà distrusse le mie aspirazioni, dovetti cambiare mestiere per sopravvivere, ma almeno ne uscii con l’abilità di riparatore di orologi” ricorda amaramente un tecnico che lasciò l’azienda nei primi anni ’90. Un altro aneddoto riguarda la traslazione delle attività: pare che negli anni ’80 una parte degli uffici amministrativi del Beijing Watch Factory si fosse spostata nel quartiere cittadino di Shuangyushu a Pechino (zona Nord Terzo Anello), al punto che quando a metà anni ’90 l’intera attività fu consolidata di nuovo a Changping, qualcuno parlò ironicamente di “ritorno in periferia dopo un tour in città”. Effettivamente, tra i residenti di Pechino circolano ricordi contrastanti sul fatto che il grosso della produzione fosse in città o fuori; la verità storica è che il centro produttivo fu sempre a Changping dal 1960 in poi, ma la fabbrica gestì anche un’officina-satellite a Shuangyushu (forse dedicata agli orologi elettronici) per alcuni anni, prima di chiuderla con la suddetta cessione del 1992. [beijingwatches.com][toutiao.com][新中国早期的北京手表!_镶钻匠], [toutiao.com]
- Prodotti celebri e da collezione: Molti modelli storici di Beijing Watch sono oggi pezzi da collezione molto ricercati. Oltre ai primi Tipo-1 e Tipo-2 (rarissimi, specie se con quadrante originale Mao/Tian’anmen), spiccano gli orologi “Shuangling 40 rubini” prodotti alla fine degli anni ’70. In un’epoca in cui la maggior parte degli orologi aveva 17 o 19 rubini, Beijing realizzò una versione automatica del suo movimento standard con ben 40 rubini e marchio Doppio Diamante, principalmente per dimostrare abilità tecnica. Questo modello, sebbene prodotto in pochissimi esemplari di prova (forse mai commercializzato su larga scala), è leggendario tra i collezionisti come il massimo “eccesso” dell’era Tongji. Ci sono poi le serie commemorative moderne: ad esempio nel 2009, per celebrare il 50º anniversario, fu realizzato un orologio con doppio tourbillon tridimensionale a edizione ultra-limitata; nel 2013 un doppio tourbillon biassiale denominato “Wuji” è stato presentato come primizia mondiale. Anche le linee recenti che incorporano arti tradizionali (smalti cloisonné, ricami Su su quadrante, incisioni a mano) raccolgono apprezzamento in Cina, posizionando Beijing Watch come riferimento del “rinascimento dell’artigianato orientale” in orologeria. [新中国早期的北京手表!_镶钻匠], [新中国早期的北京手表!_镶钻匠][baike.baidu.com][toutiao.com]
In conclusione, la Beijing Watch Factory incarna in piccolo la storia dell’industria orologiera cinese: nata dalla spinta politica dei piani quinquennali, protagonista nell’era socialista (con prodotti che univano tecnica e propaganda), messa alla prova dalla globalizzazione e infine reinventatasi nell’economia di mercato come custode di un sapere orologiero e artistico. Le sue vicende – dai racconti degli operai ai record tecnologici – offrono uno spaccato affascinante di come la Cina ha integrato patrimonio culturale e modernità industriale. Oggi il marchio “Beijing” continua a pulsare, con orologi che uniscono ingegneria di precisione e estetica orientale, portando avanti l’eredità di quella piccola squadra di 21 pionieri che, nell’estate del 1958, riuscì a “colmare il vuoto dell’orologeria a Pechino” con soli 17 orologi: piccole 五十七毫米 di storia al polso, con su scritto il nome orgoglioso di Beijing. [beijingwatches.com]
Fonti (selezione): Documentazione storica aziendale (白兔百科, 企业志); articoli specialistici cinesi (腕表之家, 今日头条); testimonianze di ex-dipendenti; Chinese Watch Wiki e database orologieri per dati tecnici e cronologia; fonti occidentali di contesto generale. (Tutte le citazioni in nota nel testo rimandano a estratti delle suddette fonti). [baike.baidu.com], [baike.baidu.com][toutiao.com], [toutiao.com][toutiao.com][北京手表厂有限公司], [北京手表厂有限公司][Orologeria Cinese | Word], [Orologeria Cinese | Word]
Contents
- 1 Dati anagrafici e contesto generale
- 2 Origini (1958–1960): nascita e contesto politico-industriale
- 3 Produzione e movimenti: dal “Tipo 1” al tourbillon
- 4 Eventi chiave nella storia della Beijing Watch Factory
- 4.0.1 Giugno 1958 – Fondazione ufficiale
- 4.0.2 1960 – Nuovo stabilimento a Changping
- 4.0.3 Ottobre 1963 – Visita del sindaco Peng Zhen
- 4.0.4 1970 – Incendio devastante
- 4.0.5 1973–1974 – Movimento unificato “Tongji”
- 4.0.6 1975 – Esportazione dei modelli “Shuangling”
- 4.0.7 1992 – Ristrutturazione e crisi
- 4.0.8 1996 – Primo tourbillon cinese
- 4.0.9 2004 – Privatizzazione e rilancio
- 5 Evoluzione e declino (anni ’80–’90)
- 6 Iconografia, aneddoti e memoria storica
