Zim Pobeda Lunochod I autentico oppure un falso?

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 front

Quadrante commemorativo del rover sovietico Lunochod I vero o falso?

La risposta è molto semplice, a mio parere il quadrante commemorativo del Lunochod I è un FALSO.

Anche oggi un collezionista si è messo in contatto con me chiedendomi informazioni riguardo ad un orologio con il quadrante commemorativo del rover Lunochod I.

Lunokhod

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 front
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 front

Quello che potete vedere qui sopra è uno dei tanti modelli presenti in vendita in rete con questo quadrante. I quadranti, a parte forse un paio di casi sono tutti identici, varia solo il modello di cassa.

L’orologio è un comunissimo Zim Pobeda spinto da un calibro Pobeda 2602 con l’economica fermamovimento in acciaio sottile. Come già detto si trovano tante versioni di questo orologio quante sono le casse Zim Pobeda esistenti.

Cosa lo rende tanto ricercato?

Gli orologi russi e sovietici a tema spaziale sono da sempre molto ricercati. E’ stato uno dei cavalli di battaglia dell’Unione sovietica che li ha usati spesso come propaganda interna ed esterna. Io stesso colleziono con avidità gli orologi commemorativi della corsa allo spazio sovietica e russa. E’ quindi normale che un collezionista con limitata esperienza sia attirato dal “made in USSR” e dalla tematica spaziale. Il Lunochod in fin dei conti è stato il primo rover controllato a distanza ad atterrare su di un altro corpo celeste.

I rover Lunochod

Moltissima è la documentazione che si può trovare in internet a riguardo, in italiano, in inglese e chiaramente in russo. Inutile duplicare le informazioni quindi molto sinteticamente possiamo dire che Lunochod (Луноход in russo) è il nome di quattro rover sovietici teleguidati destinati all’esplorazione lunare.

Lunochod I

Il Lunochod 1, dopo un primo tentativo fallito atterrò alla fine del 1970 sulla luna mandando fotografie e moltissimi dati sul nostro satellite.  Dopo circa 300 giorni e 10Km di percorso il rover si guarsò smettendo di funzionare. A tutt’oggi il motivo è sconosciuto.

Lunochod II

Il Lunochod 2 atterrò sulla Luna nel 1973. Anche in questo caso inviò a Terra moltissime informazioni. Il suo particolare coperchio gli fu fatale. Un po’ come per i rover Marziani la polvere, anche quella Lunare, è fatale per i meccanismi complessi e le celle solari.

Lunochod III

Il Lunochod 3 non venne mai lanciato e si trova tutt’ora in un museo di Mosca.

E il quarto?

Il primo Lunochod andò distrutto insieme al vettore durante il tentativo fallito nel 1969.

Perchè il quadrante è un FALSO?

Molte sono le motivazioni. Innazitutto nei cataloghi di orologi sovietici non vi è traccia, a quanto io sappia, di orologi da polso dedicati ai rover Lunochod. Secondo gli orologi, le casse e i meccanismi dovrebbero essere più vecchi di quello che sono dato che l’allunaggio avvenne nel 1970, periodo in cui gli orologi erano diversi da quello in foto. Terzo Ce ne sono troppi e sono tutti in condizioni perfette. Quarto ma non ultimo motivo a ben guardare il quadrante ha delle caratteristiche che fanno pensare ad una stampa ad inchiostro. Riguardo a quest’ultimo punto è possibile comprendere meglio guardando alcuni dettagli del quadrante.

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 dial
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 dial

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 detail
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 detail

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 detail
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 detail

Decisamente furbo l’utilizzo del nero e del bianco che permettono una stampa migliore su superfici uniformi, mentre peccano gli indici in cui si può vedere la mescola dei colori.

Direi quindi senza molti dubbi o ripensamenti che si tratti di una stampa ad inchiostro fatta con delle attrezzature sicuramente non casalinghe ma comunque una stampa. A ben vedere anche il quadrante, nella sua disposizione, nei colori e nelle scrutte non è molto “sovietico”. Le scritte non sono concentriche, la scritta in cirillico “Made in USSR” in bella vista sul quadrante e il profilo approssimativo del Lunochod non fanno che confermare la mia ipotesi di non autenticità del quadrante.

L’orologio

Il resto dell’orologio in mio possesso è un classico Zim Pobeda. Cassa in genere non apprezzata molto dai collezionisti in ottone cromato. Lancette dei minuti e dei secondi color argento come anche la lancetta dei piccoli secondi.

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 back
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 back

fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 caliber
fake Zim Pobeda Lunochod I 1970 caliber

Le rifiniture del calibro 2602 sono quelle degli Zim Pobeda dell’ultimo periodo, molto grezzi e poco rifiniti. Il calibro è tenuto fermo nella cassa da un semplice anello in acciaio. Per fortuna funziona correttamente.

Conclusioni

Tutto quanto sopra scritto è frutto di una mia analisi e di mie ipotesi e non può chiaramente essere ritenuta l’assoluta verità. Non ho mai visto stampare questi quadranti da qualcuno o in qualche posto quindi le mie sono ipotesi a cui ho cercato di dare una risposta sulla base di puntuali osservazioni. Nel caso quanto da me scritto fosse corretto non mi rimane che sconsigliarne l’acquisto per non far proliferare una industria che, anche se marginale, può trovare guadagno nella produzione di orologi con quadranti falsi.

Alcune risorse per approfondire:

https://it.wikipedia.org/wiki/Lunochod

Lunochod 1 – Il primo veicolo lunare

https://en.wikipedia.org/wiki/Lunokhod_programme

https://solarsystem.nasa.gov/missions/lunokhod-01/in-depth/

https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%9B%D1%83%D0%BD%D0%BE%D1%85%D0%BE%D0%B4-1

Slava АМНТК Союз – chi costriusce i motori per aviogetti?

Slava aereo engine АМНТК front

Gli aerei hanno bisogno di motori per poter volare.

Sembra banale, ma è meno scontato di quanto si possa credere. A meno di essere una mongolfiera, un aliante o un deltaplano per volare c’è bisogno di un motore, a volte più motori. A volte piccolo, a volte grosso, a volte a reazione o a elica, ma se si tratta di jet militari, deve essere un motore decisamente potente.

Chi costruisce i motori, ad esempio per il MiG-21, il MiG-25 o il Tu-104?

La risposta è semplice, anche se il nome è complicato… Si tratta del Авиамоторный научно-технический комплекс «Союз» abbreviato АМНТК “Союз” che tradotto in inglese è Aero-engine Scientific and Technical Complex «Soyuz». Storico istituto prima sovietico e poi russo che si dedica alla manutenzione e alla realizzazione di motori per elicotteri, missili e aeromobili.

Il quadrante dell’orologio АМНТК “Союз”

Il quadrante di questo orologio è semplice e facilmente interpretabile. Siamo nel 1993 e il Mikoyan-Gurevich MiG-25 è un aereoplano incredibilmente veloce e potente, controparte dell’F1 Strike Eagle americano. Quando parliamo di velocità stiamo parlando di Mach 2,83. Nel momento in cui scrivo dovrebbe essere ancora il caccia intercettore operativo più veloce al mondo. dotato di due turbogetto Tumanskij R-15B-300 con postbruciatore.

MiG25

QUI potete trovare informazioni riguardo ai motori della АМНТК Союз compreso appunto il Tumanskij R-15B-300 che equipaggia il MiG-25.

R15B-300

E’ quindi naturale che l’istituto che ha costruito motori di tale fama e tanta potenza ne sia giustamente orgogliosa e lo metta sull’orologio che commemora i 50 anni della fondazione.

Slava aereo engine АМНТК front
Slava aereo engine АМНТК front

Il АМНТК Союз fu creato con la Risoluzione del Comitato di Difesa dello Stato n. 2916 del 18 febbraio 1943 sulla riva del fiume Moscova a Luzniki, in una fabbrica che era stata evacuata a Kuibyshev, l’odierna Samara, durante la grande guerra patriottica.

La fabbrica di motori oggi

Oggi la АМНТК Союз è una società per azioni quotata in borsa e le sue attività si concentrano in due direzioni principali. La lavorazione dei turbogetti per aeromobili e la lavorazione di azionamenti a turbina a gas per elettrogeneratori e pompe di gas. L’istituto è quindi attivo da ben 78 anni.

QUI è possibile arrivare direttamente al sito internet dell’istituto dove è possibile avere alcune informazioni riguardanti i motori progettati e la storia dell’istituto.

L’orologio Slava

Si tratta di un semplice orologio Slava con quadrante personalizzato mosso da un calibro Slava 2414 standard meccanico a carica manuale con data. La cassa è una 3991XXX cromata, la stessa dei modelli Perestroika destinati al mercato italiano. La lancetta dei secondi é caratterizzata da un grosso pallino rosso verso l’estremità, tipico di alcuni orologi Slava.

Slava aereo engine АМНТК 2414 caliber
Slava aereo engine АМНТК 2414 caliber

Nulla di particolare sul fondello se non la presenza del seriale n° 419 (non c’entra nulla, ma Cosmos 419 è un satellite artificiale russo). Il fondello é in acciaio inossidabile.

Slava aereo engine АМНТК back
Slava aereo engine АМНТК back

Personali conclusioni sui motori.

Anche questa volta un semplice orologio Slava mi ha permesso di approfondire un aspetto spesso trascurato. Quando un profano come me guarda un jet militare (e pensare che ho fatto il militare in un aeroporto operativo nel 1994) difficilmente pensa ai motori e alle loro caratteristiche. Ci si sofferma sulla carlinga, sulle forme, ma i motori, che sono nascosti nell’aereo rimangono per i più un mistero. Felice di aver avuto l’occasione di potermi interessare, seppur in maniera superficiale, all’argomento. Probabilmente guarderò con occhio diverso gli aerei in futuro.

Raketa quadrante misterioso 1984 – 1994

Raketa quadrante misterioso 1984 – 1994

Il quadrante misterioso

Il giorno 31 dicembre 2020 sul Gruppo Facebook: “Orologi Russi che passione” l’utente Gianfranco ha postato il seguente orologio chiedendo informazioni:

Il quadrante non riporta informazioni esplicite riguardo a cosa sia riferita la grafica del quadrante ma solo le date 1984 – 1994. Ad un primo sguardo si nota immediatamente una sagoma nera al centro del quadrante con una specie di cupola trasparente, in seconda battuta delle linee gialle e nere verticali.

Svariate sono state le risposte dei membri del gruppo e di altri collezionisti interpellati. Ne riassumo alcune per curiosità:

  1. Osservatorio astronomico
  2. Uno strumento di precisione
  3. Un obiettivo fotografico
  4. Telaio per i tessuti
  5. Microcircuito

Nessuno di queste ipotesi si è però rivelata esatta.

La soluzione si è presentata per caso mentre stavo scrivendo in questo stesso Blog la descrizione di un orologio commemorativo dei 10 anni di attività della centrale nucleare di Zaporizhzhia (LINK all’articolo)

raketa stone dial zaporizhzhia nuclear power plant ЗАЭС R2609 dial
raketa stone dial zaporizhzhia nuclear power plant ЗАЭС R2609 dial

La scoperta dell’anello mancante

Le ricerche mi hanno portato a questa pagina del noto forum WUS dove l’utente “phd” chiede informazioni, nel lontano 2008 su di un orologio Raketa:

Anyone recognize this logo on a Raketa?

L’orologio su cui chiedeva informazioni è questo:

Grazie a questo anello mancante il quadrante misterioso ha ora una soluzione. si tratta di uno dei Raketa commemorativi dei 10 anni di attività dell’impianto nucleare di Zaporizhzhia.

La soluzione: la centrale nucleare di Zaporizhzhia

La sagoma nera rappresentano gli edifici contenenti i reattori nucleari. Nella foto sottostante è possibile vedere come abbiano una cupola sulla sommità e a lato un edificio più basso, probabilmente sede delle turbine a vapore. Anche l’edificio che contiene il reattore ha una forma particolare che ricalca la sagoma presente sul quadrante dell’orologio:

I raggi gialli e neri verticali che sembrano attraversare la sagoma nera probabilmente rappresentano l’energia nucleare o l’energia in senso generale.

Come si evince dalla timeline presente sul sito ufficiale della centrale nucleare di Zaporizhzhia il primo reattore nucleare è entrato in funzione nel 1994 che corrisponde alla prima delle date sul quadrante.

Raketa ЗАЭС- 10 anni centrale nucleare Zaporizhzhia

raketa stone dial zaporizhzhia nuclear power plant ЗАЭС R2609 dial

Energia atomica, orologi russi e diaspro rosso.

Tra gli orologi russi e sovietici che preferisco ci sono i Raketa con quadrante in pietra. Ne posseggo diversi e ognuno è unico proprio per la particolare trama della pietra. Le due pietre più usate sono il Diaspro (Jasper in inglese) e la Nefrite (Nephrite in inglese).

In prima battuta ci si potrebbe chiedere come mai vengano prodotti dalla Raketa orologi con il quadrante in pietra. La motivazione è decisamente semplice e nasce dalle origine della fabbrica di orologi di Petrodvorets. La fabbrica in origine era denominata Officina imperiale per la lavorazione di pietre preziose e venne realizzata per volontà dello zar Pietro il Grande alla fine del 1721.

E’ quindi normale che la capacità di lavorazione delle pietre preziose e semi-preziose venga applicata anche agli orologi. Nella pagina del sito dedicata al marchio Raketa è possibile trovare diversi esempi sia in Nefrite che in Diaspro (LINK DIRETTO).

Zaporizhzhia Nuclear Power Plant - ЗАЭС
Zaporizhzhia Nuclear Power Plant ЗАЭС

Il quadrante del Raketa ЗАЭС stone dial

Di questo orologio ne esistono almeno due versioni conosciute. Una generica e un’altra commemorativa per i 10 anni della centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’orologio in mio possesso è la versione commemorativa dei 10 anni in quanto è presente un 10 romani (X) sul quadrante in bianco. Nella versione standard tale X non è presente. Dalle informazioni che si possono ricavare dalla pagina ABOUT US dal sito ufficiale della centrale nucleare (Home page | ZNPP) la partenza del primo reattore è avvenuta nel 1984 di conseguenza l’orologio Raketa ЗАЭС commemorativo dei 10 anni è del 1994 in periodo post-sovietico.

Esistono almeno altri due quadranti commemorativi dei 10 anni della centrale atomica realizzati dalla Raketa con quadranti metallici che riportano chiaramente queste date a conferma.

Sul quadrante in pietra sono presenti due sovrastampe ( la tipica tecnica usata per i quadranti in pietra). La prima, dorata, con l’indicazione dei minuti nella parte esterna del quadrante, il simbolo dell’atomo e la scritta ЗАЭС sopvrapposta a delle righe orizzontali. La seconda di colore bianco che riporta gli indici delle ore in numeri arabi tranne ad ore 6 e 12 in cui viene riportato una sorta di ingranaggio/sole . In bianco anche il 10 in numeri romani (X) ad indicare i 10 anni di attività della centrale nucleare.

Запорожская АЭС

Questo il nome della Zaporizhzhia Nuclear Power Plant ossia della centrale nucleare di Zaporizhzia nella attuale Ucraina. La centrale è di origine sovietica e la sua costruzione è stata decisa nel 1977. Attualmente (2021) è ancora in funzione ed è previsto il suo spegnimento in varie fasi tra il 2030 e il 2041.

Запорожская АЭС

La centrale nucleare di Zaporizhzhia è la più grande centrale d’Europa e una della 10 più grandi al mondo.

Questi i tre link principali che forniscono le informazioni sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia:

L’orologio Raketa ЗАЭС

Inconfondibile la sagoma della cassa Raketa Zero odrata usata per impreziosire questo orologio. Le forme semplici della cassa ben si sposano con la complessità del quadrante. Le lancette sono di conseguenza dorate e sottili.

il retro dell’orologio è semplice con il fondello in acciaio inossidabile e il seriale n° 885 inciso sul fondello.

Zaporizhzhia Nuclear Power Plant
Zaporizhzhia Nuclear Power Plant

Il calibro è un Raketa R2609 19 rubini con scritte in inglese pensato per l’esportazione.

raketa stone dial zaporizhzhia nuclear power plant ЗАЭС R2609 claiber
raketa stone dial zaporizhzhia nuclear power plant ЗАЭС R2609 claiber

Uno degli stone dial più belli presenti nella mia collezione e un orologio abbastanza difficile da trovare, soprattutto in versione commemorativa del 1994. Probabilmente un omaggio agli azionisti o al personale della centrale nucleare

GLI ARTICOLI: Al polo Nord con lo Yamal – qui Touring n° 113 – Novembre 2007 –

GLI ARTICOLI: Al polo Nord con lo Yamal – qui Touring n° 113 – Novembre 2007 –

ESCLUSIVO: Al polo Nord con lo Yamal

Una rivista recuperata ad un mercatino qualche mese fa.

Si tratta della rivista “qui TOURING” n° 113 di novembre 2007.

 

All’interno della rivista è presente un articolo da Jacopo Pasotti ( che ha quindi tutti i diritti su quanto scritto). Il diario di viaggio presente sulla rivista dal titolo “Polo d’attrazione” ha una forte correlazione con gli orologi russi e sovietici.

La Raketa e la Vostok hanno più volte realizzato orologi commemorativi correlati ai rompighiaccio atomici della Atomflot tra cui spicca lo Yamal.

Qui è possibile trovare qualche informazione sui rompighiaccio atomici: https://it.wikipedia.org/wiki/Rompighiaccio_a_propulsione_nucleare

Qui è possibile trovare qualche informazione relativa allo Yamal ( o Jamal): https://en.wikipedia.org/wiki/Yamal_%28icebreaker%29

L’articolo è sostanzialmente un diario di viaggio in cui l’autore descrive l’esperienza relativa al viaggio sul rompighiaccio a propulsione nucleare Yamal.

Ad oggi è ancora possibile effettuare un viaggio turistico sul rompighiaccio a propulsione nucleare Yamal ma la cifra ad oggi si aggira intorno ai 25.000€.

Qui di seguito alcuni esempi di orologi russi e sovietici commemorativi del rompighiaccio a propulsione nucleare Yamal ( o Jamal). Esattamente quello di cui si parla nel diario di viaggio di Pasotti.

Qui di seguito la trascrizione dell’articolo e le scannerizzazioni delle pagine della rivista (tutti i diritti intellettuali appartengono chiaramente all’autore, l’articolo viene qui riportato per soli fini informativi):

ARTICO

Polo d’attrazione

 

TESTO E FOTO DI JACOPO PASOTTI

Esclusivo: nell’Anno internazionale dei poli, un inviato di Qui Touring raggiunge l’estremo Nord a bordo dell’unico rompighiaccio autorizzato al trasporto dei turisti. Ecco il suo diario di viaggio

 

Lascio Murmansk e i suoi palazzi grigi per imbarcarmi sullo Yamal, la mia casa per le prossime due settimane. Non c’è rompighiaccio più potente, al mondo. Ma anche il comfort non è da meno

 

21 luglio

Chi avrebbe detto che il sogno di raggiungere il polo, che per secoli ha sedotto scienziati ed esploratori, sarebbe diventato accessibile a tutti? Incredibile: andrò al polo Nord. E ci andrò con un rompighiaccio nucleare russo.

Sono a Murmansk, il più grande scalo marittimo dell’Artico: qui convergono il gas, il carbone e il petrolio siberiani, che vengono stivatí su possenti navi cisterna e spediti in tutto il mondo. I palazzi della città sono aggrediti dal tempo e mostrano i segni di una costruzione frettolosa, dettata dalla necessità; la città è stata rasa al suolo dall’aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. In seguito il regime sovietico l’ha ricostruita. “E ha chiamato forza lavoro promettendo uno stipendio doppio”, spiega Katrina, la nostra guida locale. La proposta salariale è più che meritata, vista la durezza dell’ambiente. In inverno il sole non si vede per quasi due mesi.

Quando arriviamo al porto siamo sottoposti a un minuzioso controllo dei passaporti. Il molo a cui sono attraccate tre delle cinque navi nucleari della Compagnia navale di Murmansk è zona militare. È proibito fotografare. Il nostro rompighiaccio, lo Yamal (o Jamal, con una traslitterazione più corretta), è lì, ci attende con le fauci spalancate pitturate sulla chiglia nera e i ponti colorati di rosso. Alla luce di un tramonto che non avviene mai, visto che qui il sole non scenderà sotto l’orizzonte per ancora due settimane, la nave ha un aspetto accogliente. Salgo a bordo. “Quella in fondo al molo è l’Arktika, il primo rompighiaccio ad aver raggiunto il polo” indica Harald, un compagno di viaggio che ha già partecipato a spedizioni di questo tipo. “Sono passati trent’anni dalla sua impresa”.

 

22 luglio

Superare il circolo Polare artico significa entrare nel mondo del giorno perpetuo. Dormire è una decisione che devo impormi razionalmente: l’istinto mi farebbe attendere il crepuscolo e poi l’oscurità della notte. Così, dopo una cena a base di pesce preparata dai cuochi austriaci, salgo sul ponte di comando. Vorrei dare un ultimo sguardo serale a questo mare, per secoli territorio di pesca di balenieri britannici e olandesi, ma mi scopro ancora sveglio alle tre di notte, il sole alto sull’orizzonte. Gli ufficiali russi controllano la rotta sulla carta nautica distesa su un piano. Il cirillico non facilita la comprensione, ma la forma della penisola di Kola, delle isole Svalbard, dell’arcipelago di Francesco Giuseppe e le linee dei meridiani disegnano profili noti. Insieme agli ufficiali faccio scorrere l’indice sulla carta, dalle coste fino alla meta: il polo Nord geografico, il punto che è sotto la Stella Polare e attraverso cui passano gli oltre dodicimila chilometri di asse di rotazione del nostro pianeta.

 

23 luglio

Abbiamo appena superato gli 80 gradi di latitudine quando Laurie Dexter, il capo della spedizione, annuncia al microfono: “A ore nove stiamo per incrociare un iceberg!”. La montagna di ghiaccio alla deriva è il primo autentico incontro con l’alto Artico da quando abbiamo lasciato la Russia. In pochi istanti i ponti della nave si riempiono. Siamo tutti in ammirazione del megalitico blocco di ghiaccio celeste.

 

25 luglio

Cinquecento chilometri dal polo. Ormai siamo totalmente circondati dalla banchisa. La nave avanza a dieci, al massimo quindici nodi, meno di trenta chilometri all’ora. É come se si aprisse la strada a spallate. Ogni tanto rimane incastrata in uno spesso strato di ghiaccio, fa marcia indietro, e poi balza con la prua sulla lastra, sfondandola. Si ode un grande tonfo, la superficie va in pezzi, e si procede tra due muri di ghiaccio azzurro sollevati dallo scafo. A poppa della nave la cicatrice della banchisa si richiude. In un paio di giorni, dicono, scompare traccia della ferita. 

A mezzogiorno, l’ingegnere capo mi mostra, da una finestrella schermata, i due reattori nucleari della nave. Due chili di uranio sono sufficienti per frantumare per quindici giorni lastre di ghiaccio grandi come un campo di calcio e spesse tre metri. “Lo Yamal è tra le navi più potenti al mondo” spiega. “Le sue eliche sprigionano una potenza di 75mila cavalli”. Verso sera una nuova sorpresa richiama sul ponte tutti i viaggiatori, capitano compreso. Un orso bianco, per nulla intimorito dal gigante rosso e nero che si avvicina fragorosamente, continua la sua caccia quotidiana. Il capitano ferma la nave. L’orso ci osserva curioso. Anche per lui, si capisce, questo incontro é una sorpresa. Poi si gira, attraversa a nuoto un’apertura nel ghiaccio, e se ne va. Intorno a noi c’è una monotona distesa di ghiaccio, acqua e cielo, dominati dalle sfumature di grigio e dalle delicate tinte di ciano marino.

27 luglio

 

Mi accorgo di passare ore, e poi giorni, a prua della nave, osservando la distesa irregolare di pozze e laghetti che si aprono sulla banchisa. Quando infine raggiungiamo il polo è come se stessi celebrando un punto qualunque di questo mondo ghiacciato. Non c’è nulla di diverso rispetto alle centinaia di chilometri che abbiamo percorso. Ma il Gps mostra un eloquente 90°00’00” N. Questo è il punto preciso attorno al quale ruota il mappamondo di casa. È il tetto dell’emisfero boreale. Non conta in quale direzione mi volti, il mio sguardo volge sempre a meridione. In fondo, penso, è giusto che il polo Nord abbia un aspetto così dimesso. E un gesto di umiltà planetario.

 

È solo un punto qualsiasi in una distesa di ghiaccio, il polo Nord. Ma che bello sotto la stella Polare. Girarsi e guardare sempre a sud. E poi, fare il giro del mondo in quattro balzi

 

Quale futuro per L’Artico?

Chiedere a uno scienziato quale futuro si prospetta per l’Artico significa metterlo in imbarazzo. Non ci sono risposte certe. Anzi gli ultimi due anni di ricerche mostrano che agli scenari ipotizzati, già poco rassicuranti, erano frutto di un ingiustificato ottimismo. I primi rapporti dell Intergovernmental Panel on Climate Change prospettavano un Artico privo di banchisa nel periodo estivo intorno a 2070. Verso il 1996 la cifra è stata corretta al 2050. E l’anno scorso gli scienziati della Agenzia Spaziale europea hanno detto che forse si potrà navigare fino al polo già nel 2035. Le immagini satellitari mostrano che l’estensione del ghiaccio artico si è ridotta di più del 7% in dieci anni. Fatto che attira sempre più le compagnie petrolifere, cui interessano le riserve di idrocarburi: il 25% dei giacimenti mondiali di gas e petrolio si trovrebbe infatti sotto la coltre di ghiaccio. I Paesi circumpolari iniziano ad accampare le loro pretese. Ma la riduzione della banchisa comporta anche il collasso dall’habitat di molti pesci e invertebrati, di cui si cibano uccelli e foche, che sono a loro volta prede di orsi bianchi. Ciò cui assisteremo sarà un aggiustamento della catena alimentare e della distribuzione delle specie.

 

Incrociamo le isole Francesco giuseppe, ultimo arcipelago a essere stato esplorato. Brevi sprazzi di sole tingono dei colori del crepuscolo la terra e i ghiacciai, persi tra i banchi di nebbia

28 luglio

Con il procedere del viaggio approfondisco la conoscenza con Laurie Dexter. II polo non solo e l’habitat naturale dell’orso bianco, ma anche di questo gentleman canadese. Scozzese di origine, è un personaggio incredibile: ha vissuto una quindicina d’anni in una comunità inuit, imparandone la lingua e il modo di vita; è capace di inseguire e cacciare le foche, nutrendosi del corpo ancora caldo della preda; membro onorario della Royal Geographic Society, tra le sue imprese c’è anche l’attraversamento con gli sci del polo Nord. Novantun giorni nel gelo artico, dalla Siberia, fino al Canada.

 

29 luglio

Dopo una settimana di navigazione, lo Yamal fa nuovamente rotta verso la terraferma. Ancora due giorni nel ghiaccio e poi incrociamo le isole di Francesco Giuseppe, l’ultimo arcipelago del pianeta a essere stato esplorato. Intorno a questi frammenti di terra persi nel mar Glaciale artico si sono arenate decine di spedizioni, tra il Settecento e i primi del Novecento, incapaci di penetrare nel mondo congelato che sigillava le coste siberiane. II rompighiaccio naviga silenziosamente tra le isole piatte e allungate all’orizzonte. Alcuni sprazzi di sole tingono dei colori del crepuscolo la terra e i ghiacciai, persi tra i banchi di nebbia. “Le isole sono praticamente disabitate”, spiega Laurie. L’arcipelago è coperto da gigantesche calotte glaciali, alcune delle quali raggiungono la costa e liberano iceberg trascinati alla deriva dalle correnti. Le 190 isole sono il rifugio estivo di una quindicina di specie di uccelli che nidificano tra gli anfratti di scogliere basaltiche grigio-nere. “Troveresti più specie di uccelli nel tuo giardino di casa!” dice Laurie ridendo, “la differenza è che queste sono colonie di milioni di individui!”. Sceso a terra a Cape Flora, risalgo il pendio muschioso alla base di una parete verticale da cui arriva lo stridio di una infinità di gazze marine minori, uccelli bianchi e neri di piccole dimensioni, parenti dei più noti pulcinella di mare. Alla fine sono respinto da un gabbiano glauco, che compie su di me picchiate aggressive per difendere il suo nido. Mi siedo. Ascolto l’attivissima colonia di uccelli: è un chiacchiericcio vivace, ricorda il vociare dei bambini nel cortile di un asilo.

 

2 agosto

Dopo due settimane di navigazione nell’oceano polare il rompighiaccio attracca nuovamente nel porto di Murmansk. E difficile credere di essere stato al polo Nord, dopo anni di sogni e fantasie. Prima di partire era un “altro mondo” remoto e ostile. Ora, grazie allo Yamal, è diventato quasi familiare.

 

Da sapere

Documenti: passaporto con validità di sei mesi; visto russo.

Clima: anche se il sole non tramonta mai in giugno e luglio al polo Nord fa freddo. Ma non freddissimo: la temperatura si aggira sui -2 gradi centigradi. Se c’è vento, può arrivare a -15. 

 

Arrivare

Non esistono voli diretti pe Murmansk dall’Italia; è necissario passare per Helsinki o San Pietroburgo. Al polo Nord si giunge unicamente con il rompighiaccio russo Yamal

 

Altre info

La spedizione sullo Yamal è organizzata da Quark Expeditions, società americana specializzata in Artico e Antartide tel. 001.203.6560499;

www.quarkexpeditions.com. Tre le date già programmate per il 2008: 23/6-8/7; 6/-21/7; 19/7-4/8. Costo tutto compreso, con partenza e arrivo a Helsinki, a partire da 16mila euro. tra i tour operator italiani che hanno in catalogo il tour, Antartica – tel. 011.6696581; www.antartica.it – e Kuoni Discovery – tel 010.5968350; www.kuoni.it

Copertina qui touring 113 novembre 2007 Yamal
Copertina qui Touring 113

 

Qui touring pagina 82 rompighiaccio Yamal
Polo d’attrazione – pagina 82

Qui touring 113 pagina 83
Qui Touring 133 pagina 83

Qui Touring 133 pagina 84
Qui Touring 133 pagina 84

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Qui Touring 133 pagina 85

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Qui Touring 133 pagina 86

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Qui Touring 133 pagina 87

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Qui Touring 133 pagina 88

Qui Touring 133 pagina 89
Qui Touring 133 pagina 89

Qui Touring 133 indice
Qui Touring 133 indice

MDW 2020 (Milano Digital Week) – Orologi Russi che passione

MDW 2020 (Milano Digital Week) – Orologi Russi che passione

Come tutti gli anni si svolge a Milano la MDW ( Milano Digital Week), quest’anno in una eccezionale versione completamente online per via delle restrizioni sanitarie dovute al COVID-19.

Prevista inizialmente per il mese di aprile all’interno di un palinsesto organizzato per conto della piattaforma digitale Facebook l’intervento, incentrato sull’importanza delle Community nel mondo di oggi, ha visto realizzarsi in formato completamente digitale la presentazione della Communty “Orologi Russi che passione”

Questo il link dell’intervento all’interno del palinsesto della MDW 2020:

https://milanodigitalweek.com/orologi-russi-che-passione-orologi-russi-passione-e-community

L’intervento LIVE è stato da me registrato direttamente dal PC in maniera tale da potervelo riproporre

La collezione di orologi russi di Marco Lucchini

video intervista con Marco Lucchini di Sovietaly

Le collezioni di orologi russi dei collezionisti

Diamo inizio con questo video ad una serie di chiacchierate informali con diversi collezionisti di orologi russi e sovietici italiani e in questa prima intervista abbiamo la possibilità di vedere l’incredibile collezione di Marco Lucchini (A questo LINK il sito dell’attività di Marco).

Una collezione eccezionale

La collezione di Marco Lucchini non è fatta solo di pezzi rari ma anche da un’incredibile varietà di corredi originali.

Scatole in legno, in cartone, incise, pirografate, stampate.

Scatole in legno con placche in rame e custodie in legno per orologi da tasca. Krasnikoff e Molnija in edizione limitata dipinti a mano da artisti russi.

Pezzi più che rari, unici.

Molti dei pezzi in possesso, dagli anni ’90, sono pezzi più unici che rari. Anche io personalmente in più di 25 anni di collezionismo ho visto corredi particolari come quelli di Marco.

L’intervista a Marco Lucchini:

Fatta il 15 maggio 2020 via internet, a causa delle restrizioni di movimento sul territorio nazionale dovute alla Pandemia in atto.

Questo il LINK diretto all’intervista

Sovietaly - Le interviste: Marco Lucchini

L’orologio russo ZIM Pobeda Sputnik I

Zim Pobeda Baikonur front

Lo Sputnik I è forse una delle icone spaziali più conosciute in assoluto. Anche un non appassionato riesce a riconoscere facilmente la silhouette dello Sputnik I quando la vede.

Per i più distratti ricordiamo che è stato il primo satellite artificiale messo in orbita intorno alla Terra. Venne lanciato il 4 ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur (oggi in Kazakistan) e rimase in orbita ellittica bassa per tre settimane prima che le batterie si esaurissero. Dopo un paio di mesi l’orbita è decaduta ed è rientrato nell’atmosfera distruggendosi.

Tutto ciò rappresenta un primato assoluto per l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio e quindi è normale che siano molti gli orologi sia da polso che da tavolo che commemorano questa impresa.

L’ultimo arrivato nella collezione Sovietaly™ è un Pobeda Zim commemorativo per i 45 anni del lancio dello Sputnik I dal cosmodromo di Baikonur.

Facendo due conti l’orologio dovrebbe essere del 2002 quindi.

L’OROLOGIO

Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket
Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket

L’ASPETTO ESTERNO

L’orologio in questione ha una cassa cromata di forma rotonda. Non ho mai visto altri orologi con questo quadrante quindi non so dire se esistano delle varianti. L’orologio ha il fondello a pressione, il vetro in plexiglass e la corona non ha particolari protezioni. E’ chiaramente non impermeabilizzato.

Le anse sono di misura 18mm.

IL FONDELLO

Il fondello è in classico tondo in acciaio senza segni, incisioni o altri segni caratteristici. E’ montato a pressione sulla cassa cromata.

Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket back
Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket back

IL QUADRANTE

Il quadrante è sicuramente la caratteristica principale di questo orologio russo Pobeda Zim

Si possono distinguere le seguenti caratteristiche principali

  • Il quadrante ha uno sfondo di colore blu che si schiarisce mano mano che si va verso la parte bassa
  • Indici in rilevo tondi di color oro in corrispondenza delle ore.
  • Gli indici dei minuti sono di colore grigio chiaro
  • Nella parte superiore del quadrante appena sotto l’indice delle ore 12 è presente il simbolo dell’aquila bicipite coronata che regge nella zampa destra una spada e nella zampa sinistra una corona di alloro. L’aquila sul petto ha una sorta di pettorina rossa.
  • In corrispondenza delle ore 10 abbiamo la scritta in cirillico “45 лет” che significa “45 anni”
  • In corrispondenza delle ore 2 abbiamo l’immagine dello Sputnik I con quella che sembra essere una stella rossa nella parte frontale
  • Nella parte inferiore del quadrante una immagine stilizzate del globo terrestre. In corrispondenza del cosmodromo di Baikonur, indicato in rosso si vede una scia che gira intorno alla terra di colore dorato e che si collega alla parte posteriore dello Sputnik I in corrispondenza di ore 2.
  • Sopra la parte sinistra del globo Terreste un’immagine stilizzata di quello che è il vettore R-7 (Semyorka) che nel 1957 ha portato in orbita lo Sputnik I.
  • Nella parte bassa del quadrante, tra gli indici e la cassa, la scritta rossa in cirillico maiuscolo “БАЙКОНУР” che significa “Baykonur” o “Baikonur” a seconda delle translitterazioni
  • Il quadrante è privo di pasta luminescente.

LE LANCETTE

Le lancette delle ore e dei minuti di color dorato senza pasta luminescente hanno una forma rettangolare con angoli a 90°

La lancetta dei secondi piccola in corrispondenza di ore 6 è anch’essa di colore dorato.

 

IL CALIBRO

L’orologio monta un classico Pobeda Zim 2603 di fattura molto semplice e poco rifinita con pitone fisso. Il rubino dell’asse del bilanciere è privo di antishock.

Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket caliber
Pobeda Zim 45 anni Sputnik I Baikonur R-7 Rocket caliber

IL VETTORE R-7 SEMËRKA O SS-6 SAPWOOD

La parte interessante del quadrante di questo orologio è sicuramente la presenza, al di là dello Sputnik I dell’immagine del vettore a due stadi R-7 “Semërka” (o “Semyorka”), nome in codice NATO SS-6 Sapwood.

Nato come il primo ICBM (intercontinental ballistic missile), altro primato raggiunto dall’Unione Sovietica, fu utilizzato, in una versione modificata l’ 8K71PS, per portare nel 1957 nello spazio lo Sputnik I.

Successivamente lo stesso vettore mise in orbita anche lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika, o meglio, Kudrjavka (ricciolina) di razza Laika.

Si tratta di un vettore a due stadi progettato da Sergei Korolev alto 34 metri e del peso di 264 tonnellate. Capace di portare un peso di 500 Kg. Come razzo ad utilizzo bellico si rivelò un fallimento ma al contrario fu utilizzato con successo come vettore spaziale.

Per quanto ne sappia al momento è l’unico orologio russo che riporti il vettore R-7 sul quadrante.

LINK PER APPROFONDIMENTI

Qui sotto è possibile avere alcuni riferimenti se si volesse approfondire l’argomento:

 

LA COLLEZIONE DI OROLOGI SOVIETICI E RUSSI SOVIETALY

 

L’orologio è entrato quasi per caso nella mia collezione. Acquistato su un sito di aste spagnolo era descritto semplicemente come “Reloj Ruso”.

Ben si inserisce comunque all’interno della sub-collezione relativa agli orologi spaziali. La presenza sul quadrante del vettore R-7 lo rende sicuramente un pezzo interessate. Le condizioni generali dell’orologio son decisamente buone. Pur non potendo considerarlo NOS è un orologio che non è credo mai stato utilizzato. Solo non conservato in maniera ottimale.

 

Andrea

LINK ESTERNI SULL’ARGOMENTO

Al momento non ho trovato nessun riferimento a quest’orologio nei vari forum o social. Aggiornerò la sezione in caso di qualche evidenza.

 

Come sempre, qualsiasi ulteriore informazione è la benvenuta, e verrà riportata con le dovute note e riferimenti nel testo.

Le poche fotografie degli oggetti non di mia proprietà sono riportate come link diretto all’immagine.

Gli orologi sovietici sono solo orologi da polso?

vintage clock ussr

Certo che NO, ci sono anche altri orologi russi e sovietici bellissimi e inattesi…

La produzione di orologi sovietici non è caratterizzata solo dagli orologi da polso, ma anche da una immensa produzione di orologi da tavolo, da parete, cucù e sveglie. Dalle forme particolari e molto spesso leggere e aggraziate. Premetto che non sono un esperto in materia, ma vorrei parlarvi per quanto possibile, di una mia interessante esperienza personale, che mi ha fatto apprezzare moltissimo questa produzione di orologi.

Il contesto storico

Credo che sia necessario contestualizzare la realtà dell’Europa e dell’Unione Sovietica principalmente nel dopoguerra. Una sveglia meccanica o un orologio da parete non erano uno sfizio come ai giorni nostri, ma una reale necessità della famiglia. Un affidabile orologio meccanico a muro o sul comodino era, insieme all’orologio del campanile o della piazza del comune, quella cosa che scandiva le giornate e sincronizzava la vita degli abitanti della comunità. Gli orologi da polso in qualche caso erano difficili e costosi da reperire, soprattutto nelle regioni più remote e meno industrializzate. Nell’economia pianificata anche questa esigenza era compresa e industrializzata.

La mia esperienza personale

Questo scritto nasce da un incontro casuale avvenuto nel mondo dei social. Rispetto alla data in cui scrivo ho da poco ripreso in mano con un piano un po’ più definito la gestione della mia pagina Facebook e Instagram. Durante l’esplorazione del feed giornaliero di Instagram mi sono imbattuto in alcune immagini di un bellissimo orologio da tavolo in riparazione. La cosa mi ha immediatamente colpito.

In un flusso continuo di immagini di orologi russi da polso, vedere questi grossi meccanismi così diversi da quelli a cui sono abituato, mi ha immediatamente colpito. Piacevolmente colpito.

L’account su Instagram di cui vi sto parlando è: old_clock_ussr (link diretto al profilo). Consiglio a tutti quelli che stanno leggendo di andarci a curiosare.

Incuriosito mi sono messo in contatto con la persona che sta dietro l’account e dopo qualche messaggio ho scoperto un vero appassionato capace di ridare vita a questi gioielli di un’epoca passata.

 

Chi è old_clock_ussr?

Il suo nome è Roman e mi sembra giusto, visto che stiamo parlando di lui e della sua passione, lasciargli lo spazio per presentarsi in autonomia:

 

Posso parlarvi un po’ di me e di come è iniziato il mio hobby.
Tutto iniziò nella mia prima infanzia, probabilmente da qualche parte nel subconscio mi sono ricordato di come mio padre era impegnato nella riparazione degli orologi. Ho vissuto e vivo tutt’ora nella città di Samara (Kuibyshev), in questa città si trovava una delle più grandi fabbriche di orologi, la ZIM, dove lavorava mio padre.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, tutte le industrie hanno iniziato a saccheggiare e chiudere, è stato doloroso vedere come le persone, un tempo grandiose e il paese iniziarono a sprofondare nella povertà e nell’ingiustizia. Bene, ma non parliamone qui. Passarono gli anni e sono cresciuto, sono diventato un capo famiglia e io e mia moglie abbiamo avuto un figlio. Ora ha 3 anni. Durante questo periodo, ho studiato ingegneria civile e sono salito alla posizione di responsabile.
Proprio l’anno scorso, il 25 agosto, mentre passeggiavo per il mercato delle pulci con la mia famiglia, un sabato mattina presto ho visto un orologio in un banchetto di un signore anziano che giaceva in un mucchio di cianfrusaglie, era magnifico, le condizioni erano stupende, il design degli anni ’70 mi ha colpito immediatamente. Ho preso questo orologio da scrivania e sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che funzionasse non con una batteria, ma con l’aiuto della meccanica.
Dopo 2 mesi ho avuto purtroppo un attacco di cuore, ero in terapia intensiva e ho pensato a quanto ero fortunato a rimanere in vita e che sarei stato presto con la mia famiglia: mio figlio, mia moglie e i genitori. Durante il tempo trascorso in ospedale, mi è mancato davvero il molto mio hobby.
Prima della mia malattia, avevo solo tre orologi nella mia collezione. Ma in pochi mesi, più precisamente in tre, è cresciuto fino a 30 pezzi. Mi piace il mio hobby e in questo la mia famiglia mi supporta in tutto. Compro orologi che necessitano di riparazioni, abbandonati, rotti, li porto a casa mia e gli do una seconda vita. Spero tanto che mio figlio sarà interessato a questo quando crescerà, perché alcuni di questi orologi avranno 100 anni e più ? !!!

 

Sul suo profilo Instagram facilmente trovabile è possibile vedere molti dei suoi orologi e seguirlo nelle varie riparazioni. Nello smontaggio, pulizia, ri-assemblaggio dei vari orologi. Vi assicuro che sono uno spettacolo!

Gli orologi sovietici non da polso.

Le tipologie sono talmente tante che diventa veramente difficile trovare un titolo per rappresentarle tutte. Iniziamo col dire che possono essere riunite in diverse macro-categorie, che a loro volta potrebbero essere declinate in categorie più piccole:

  • Orologi da tavolo
  • Orologi da parete
  • Orologi a pendolo
  • Sveglie da comodino
  • Sveglie da viaggio
  • Orologi da strada
  • Orologi per municipi e campanili

Nella industria pianificata sovietica vi erano interi reparti di fabbrica destinati alla progettazione e alla realizzazione di questi orologi. Qui sotto un elenco NON esaustivo delle marche di orologi:

  • Slava
  • Jantar
  • Vesna
  • Druzhba
  • ОЧЗ (Oryol Watch Factory)
  • Rostov
  • Vostok

L’elenco credo si possa allungare non da poco e se consideriamo anche alcuni orologi da scrivania che utilizzano calibri di orologi da polso (quelli ad esempio utilizzati dai maestri a scuola) possiamo aggiungere anche marche come Raketa e Zim.

I calibri degli orologi

Qui devo ammettere la mia ignoranza in materia. Li guardo, posso intuirne le parti e il funzionamento, ma finisce lì. Chiaramente i calibri di questa tipologia di orologi sono molto diversi da quelli da polso, potendosi permettere dimensioni maggiori e di conseguenza anche una semplicità costruttiva maggiore. Le maggiori dimensioni e la staticità intrinseca dell’orologio permettono anche di avere una buona precisione. I movimenti hanno diversi rubini che ne garantiscono la marcia, spesso il numero è inferiore a quelli da polso.

Qui è possibile vedere alcuni esempi di calibri:

Un’altra delle caratteristiche che rendono, a mio parere, questi orologi bellissimi è la presenza spesso della suoneria delle ore e delle sveglie, spesso con 3 o 4 note musicali. Il calibro si complica quindi nella gestione della suoneria e del jingle musicale proposto.

SCORRETE FINO IN FONDO PER VEDERE ALCUNI ESEMPI

Sono presenti anche orologi a cucù con delle caratteristiche estetiche molto peculiari che li rendono facilmente distinguibili da quelli più comuni di produzione tedesca ad esempio

E io?

La mia personale collezione di orologi da tavolo e sveglie sovietica non è lontanamente paragonabile a quella di old_clock_ussr. Reperire questa tipologia di orologi in Italia è abbastanza complesso sia per via delle dimensioni che del peso. Le poche che ho però fanno bella mostra di sé in casa in quanto le ritengo pezzi decisamente interessanti. Non escludo in futuro di cercare di entrare in possesso di qualche orologio da tavolo.

 

LINKS E ALTRE RISORSE

Vesna table clock jingle alarm

Wall clock jingle

Woodpeaker Jantar Clock

Vostok Komandirskie Apollo Soyuz

Vostok Komandirskie Apollo Soyuz

Storia di un orologio pubblicitario russo di una marca di sigarette che si crede un orologio spaziale.

 

Uno degli orologi che ho cercato per più tempo è il Vostok Komandirskie Apollo Soyuz (Восток Командирские Союз Аполлон) che per un appassionato di orologi russi e sovietici a tema “spazio” è una pietra miliare da avere assolutamente in collezione. Purtroppo non è così facile da reperire, e, quando si presenta, ha spesso un costo che lo rende difficilmente abbordabile. In tanti anni di collezionismo mi è capitato di vederne qualcuno e, dopo tanto tempo, sono riuscito finalmente ad averlo in almeno due delle versioni prodotte. Quella con cassa cromata e quella con cassa rifinita al TiN (Nitruro di Titanio)

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L’OROLOGIO

L’ASPETTO ESTERNO

L’orologio è un classico Vostok Komandirskie con cassa 43XXXX in ottone rifinita al TiN o cromata. La cassa è quindi simmetrica con la protezione della corona sul lato destro. La ghiera di questo Vostok Apollo Soyuz, rifinita come la cassa a seconda delle versioni è caratteristica e non comunissima, anche se siamo ben lontani dalla rarità. La ghiera riporta numeri arabi di colore nero per i minuti 10 – 20 – 30 mentre i minuti 40 e 50 sono di colore rosso come anche il dot non inserito a ore 12. Alcuni esemplari sono stati visti anche con una cassa di tipo 21XXXX.

Le anse sono di misura 18mm e la corona di dimensioni piccole ha il lato più esterno a cupola, tipico delle produzioni a partire della seconda metà degli anni ’90.

IL FONDELLO

Il fondello è una delle caratteristiche peculiari di quest’orologio russo e lo rende unico nel suo genere; è da considerarsi una delle caratteristiche che definiscono chiaramente l’orologio.

Come per tutti i Vostok Komandirskie il fondello è in acciaio ma riporta 5 righe con dei simboli e delle scritte peculiari e caratteristiche di questo modello.

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Partendo dall’alto verso il basso:

  1. Una stella a cinque punte impressa
  2. La scritta in cirillico – эксклюзивный che significa: “in esclusiva”
  3. La scritta in cirillico – выуск che significa: “edizione”
  4. Un numero seriale composto da 6 cifre
  5. Una stella a cinque punte impressa

Chiaramente il fondello indica l’esclusività dell’orologio prodotto in una sorta di serie limitata anche se non si hanno notizie certe riguardo alla numerica prodotta, in quanto i seriali di questo Vostok Apollo Soyuz potrebbero non essere semplicemente il conteggio degli orologi prodotti. Sul fondello non è presente il numero relativo alla tiratura dei pezzi.

IL QUADRANTE

Il quadrante di colore nero senza elementi in rilievo è sicuramente la caratteristica principale relativa a quest’orologio russo e tutti quelli che ho visto in questi anni hanno sempre le medesime caratteristiche; si differenziano spesso solo per la tonalità delle parti stampate in rosso. Il cambio di colore, che tende all’arancione, potrebbe essere semplicemente dovuto ad una differenza della miscela dell’inchiostro di stampa oppure, più probabilmente, ad un invecchiamento del pigmento per via dell’esposizione alla luce.

Si possono distinguere le seguenti caratteristiche principali

  • Sono presenti gli indici dei minuti e delle ore
  • Gli indici dei minuti di forma lineare sono di colore bianco
  • Gli indici delle ore sono di colore bianco e di forma circolare tranne quelli ad ore 12, 6 e 9 che sono di colore rosso.
  • Gli indici vicini ad ore 3 sono mancanti per la presenza della finestra che indica la data
  • In corrispondenza degli indici circolari rossi delle ore sono presenti delle stelle a cinque punte bianche.
  • La scritta in cirillico Союз (Soyuz) di colore bianco
  • La scritta in cirillico Аполлон (Apollo) di colore rosso
  • L’immagine delle navicelle Soyuz e Apollo unite di colore azzurro contornato di bianco e ciascuna con una riga curva di colore bianco per la Soyuz e rossa per la Apollo. Da notare quindi come i colori rispetto alle scritte siano invertiti
  • La scritta in cirillico ОСОБЫЕ che significa: “SPECIALE”

 

LE LANCETTE

Le lancette delle ore e dei minuti di color acciaio con pasta luminescente di colore chiaro sono le classiche lancette dei Vostok Komandirskie. La lancetta dei secondi senza pallini o altre caratteristiche è di colore rosso

IL CALIBRO

L’orologio ha al suo interno il classico calibro Vostok 2414 meccanico a carica manuale con data. Non ha quindi caratteristiche peculiari o segni riconoscibili. Da quanto si può vedere nei modelli in mio possesso si tratta di un calibro Vostok standard per Komandirskie

vostok 2414 holographic airplane caliber
vostok 2414 holographic airplane caliber

LA STORIA E L’EQUIVOCO

La parte interessante, al di là dell’edizione speciale e alla rarità dell’orologio è proprio l’equivoco creato dal quadrante, ma andiamo per Ordine:

APOLLO-SOYUZ TEST PROJECT (ASTP) – программа «Союз — Аполлон» (ЭПАС)

Una delle pietre miliari della storia spaziale. Per la prima volta il 17 luglio 1975 la capsula Soyuz 19 e una navicella spaziale del programma Apollo (ufficiosamente Apollo 18) si agganciarono l’una all’altra nello spazio mentre stavano orbitando intorno alla Terra permettendo agli equipaggi di trasferirsi da una navicella all’altra.

Fu il momento in cui venne sancita la fine della gara verso lo spazio e l’inizio dell’epoca caratterizzata dalla collaborazione tra le due superpotenze. Da notare come le rispettive superpotenze pongano prima il nome della propria navicella nel nome del programma (Apollo Soyuz oppure Союз Аполлон)

Le informazioni presenti in internet sono tantissime e qui riporto per comodità solo alcuni delle centinaia di link presenti:

 

LE SIGARETTE SOYUZ-APOLLO

La cosa che rende in assoluto più caratteristica questo orologio russo è che in realtà è stato prodotto come orologio pubblicitario della marca di sigarette APOLLO-SOYUZ.

Sì, avete letto bene.

Prodotte dalla “Java Tobacco Factory” di Mosca per il mercato dell’unione sovietica e dalla Philip Morris USA per il mercato statunitense erano una marca di sigarette sovietiche.

Il nome chiaramente cambiava, come anche i caratteri a seconda del paese di commercializzazione.

  • APOLLO SOYUZ per il mercato statunitense
  • СОЮЗ АПОЛЛОH per il mercato sovietico

Qui sotto alcuni link riguardo a questa marca di sigarette:

Le sigarette Apollo-Soyuz sono comunque a tutti gli effetti un brand commemorativo dell’evento avvenuto nello spazio nel 1975. Si può notare anche la presenza sul pacchetto della scritta: COMMEMORATIVE BRAND

Un collezionista russo mi ha detto che si ricorda di aver ricevuto uno degli orologi a seguito di un concorso indetto alla fine degli anni ’90. Non ho però alcuna prova concreta  dell’esistenza di questo concorso purtroppo.

LA COLLEZIONE DI OROLOGI SOVIETICI E RUSSI SOVIETALY

 

L’orologio Apollo-Soyuz o Soyuz-Apollo, come lo vogliate chiamare, in base alla mia esperienza è stato prodotto in almeno due modelli.

Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di riuscire ad averli entrambi. Pur non essendo in maniera diretta un orologio a tema spaziale, ricordiamo che è un orologio pubblicitario della marca di sigarette sovietica Apollo-Soyuz, lo ritengo uno degli orologi più belli che ho la fortuna di avere in collezione.

 

Andrea

LINK ESTERNI SULL’ARGOMENTO

 


Come sempre, qualsiasi ulteriore informazione è la benvenuta, e verrà riportata con le dovute note e riferimenti nel testo.

Le poche fotografie degli oggetti non di mia proprietà sono riportate come link diretto all’immagine.


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